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Agnelli, Torino – Ricorrenza di San Sebastiano

Si pubblica qui di seguito un articolo proveniente dalla casa Salesiana Edoardo Agnelli di Torino riguardo alla celebrazione della Santa Messa di lunedi 21 gennaio per la ricorrenza di San Sebastiano, patrono del corpo di Polizia municipale:

Lunedì 21 gennaio Mons. Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino, ha presieduto presso la nostra parrocchia l’annuale celebrazione per la ricorrenza di san Sebastiano, patrono del corpo di Polizia municipale. La Santa Messa è stata concelebrata dal parroco don Gianmarco e dal direttore dell’opera salesiana don Claudio.

Durante l’omelia Mons. Nosiglia ha sottolineato lo stretto legame che intercorre tra la missione della polizia e la vita di San Sebastiano che ha testimoniato l’amore per la verità fino a sacrificare se stesso. La parola è diventata preghiera nel ricordo dei defunti e, in particolare, nel trentesimo anniversario della scomparsa del poliziotto Roberto Bussi il quale, come ha sottolineato il vescovo, ha “donato un tributo di sangue” per difendere la popolazione fino a dare il dono della sua vita per i valori civili e religiosi in cui ha sperato e creduto.

Nosiglia ha indicato il corpo di Polizia municipale come coerente punto di riferimento per la popolazione e ha ricordato la sua preziosa collaborazione durante le processioni cittadine della Consolata, dell’Ausiliatrice e durante le recenti ostensioni della Sindone. Alla Santa Messa ha preso parte la sindaca di Torino, dott.ssa Chiara Appendino, accompagnata da alcune autorità civili e militari.

Prima della benedizione è stata letta la preghiera a san Sebastiano alla cui celeste protezione è stato affidato tutto il corpo di Polizia municipale del Comune di Torino.

Torino, il Sinodo entra in carcere

Riportato qui di seguito l’articolo a cura di Marina Lomunno – giornalista, coordinatore redazionale – La Voce e il Tempo, settimanale della diocesi di Torino – di giovedi 3 gennaio, inerente alla visita guidata dall’arcivescovo Nosiglia, di un gruppo di 80 ragazzi, provenienti dalle diocesi di Rivoli, Moncalieri e Collegno, che ha visitato l’istituto per minori “Ferrante Aporti“. Buona lettura!

Il Sinodo sui giovani nelle intenzioni del Papa doveva coinvolgere tutte le realtà giovanili, in particolare quelle più fragili: ecco perché è molto significativo che un gruppo di adolescenti delle nostre comunità cristiane abbia proposto ai loro animatori di conoscere durante il Sinodo i loro coetanei che vivono la realtà della detenzione.

Un bel segnale di accoglienza e fratellanza.

Don Domenico Ricca

 

 

Natale al Ferrante Aporti – Istituto Penale per minorenni, Torino

Si è svolta in data domenica 23 Dicembre 2018, la festa di Natale all’Istituto penale per minorenni di torino, il Ferrante Aporti. E’ stata celebrata una Santa messa per poter vivere l’Eucarestia, presente anche l’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare Nosiglia.

E seguendo le orme di don Bosco, che ha sempre cercato di essere presente nella casa Generalizia, cosi anche si è cercato di fare alla sede del Ferrante.
Ecco la sintesi della giornata a cura di don Domenica Ricca:

 

Una bella festa, più di 80 persone tra animatori dei canti, musicisti, autorità – il già giudice Tomaselli con la signora, la garante dell’infanzia del Comune di Torino, dott.ssa Rita Turino, ovviamente la Direttrice e il commissario Comandante. Alcune preti concelebranti – don Claudio, Direttore dei Salesiani dell’Agnelli e don Filippo, viceparroco a Rivoli, – il diacono, suore e amici di lunga data.

La dott.ssa Marina Lomunno, volontaria nonché giornalista, mi ha fatto avere una sintesi dell’intervento di Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo di Torino, nella sua omelia.

“Anche Gesù bambino – come forse la società pensa che siano i reclusi – è stato uno scarto della società. Nato in una stalla perché scartato dalle locande di Betlemme (non c’era posto per lui) profugo in Egitto, condannato ingiustamente…in tutto anche nelle condizioni peggiori, ha condiviso la nostra umanità. Per questo dovete sentire  Gesù vicino in ogni momento della vostra vita anche nei momenti più difficili. Questa vicinanza con lui è il vero senso del Natale. E poi riscoprite il valore dell’amicizia: gli amici veri sono quelli disinteressati, che ti sono vicini nei momenti difficili, non sono quelli che  conducono su strade pericolose o sbagliate. Coltivate anche qui in carcere delle amicizie sincere, condividete difficoltà e speranze: ogni giorno sarà più sopportabile”.

Abbiamo chiuso con il saluto personale dell’Arcivescovo ai ragazzi e lo scambio di auguri in fraternità con cioccolata calda (preparata da Pasquale) e pasticcini offerti da Suor Alina del Ciofs del Virginia Agnelli.

Colgo l’occasione per ringraziare gli Agenti di Polizia Penitenziaria, per la loro presenza vigile e discreta, Loredana del Centro Giustizia Minorile, collaboratrice operosa e Barbara responsabile dei volontari del coro.

E se qualcuno l’ho dimenticato è solo dovuto…agli anni…miei!!!!!!! Grazie di cuore a tutti.

Auguri di buon Natale nella pace di Betlemme.

Don Domenico Ricca

Articolo pubblicato anche su “La Voce e il Tempo” a cura di Marina Lomunno:

 

Nosiglia: la quarta rivoluzione industriale come opportunità

Si è tenuto Sabato 13 ottobre 2018, presso il Polo del ‘900, il seminario proposto dall’Ufficio Pastorale sociale e del Lavoro in collaborazione con la Fondazione Operti sul tema «Cambiamenti a tempo indeterminato».

Un invito accorato alla riflessione intorno al tema del cambiamento. Nella prima parte, l’attenzione si è rivolta maggiormente alla cosiddetta Quarta Rivoluzione Industriale e dunque alle conseguenti trasformazioni del mondo del lavoro. La seconda, invece, si è focalizzata maggiormente sui mutamenti profondi del sistema politico. Entrambe le sessioni sono state animate da contenuti di testimoni ed esperti (imprenditori e professionisti), da gruppi di riflessione e dalle proposte operative della Pastorale Sociale.

Ecco l’intervento di apertura del seminario a cura dell’Arcivescovo di Torino, mons. Cesare Nosiglia:

Carissimi,
con questa giornata di studio, di riflessione, di ricerca e, in qualche modo, di progettazione e rinnovamento, l’Ufficio Pastorale Sociale e del Lavoro apre il cammino pastorale per l’anno in corso, mettendo a fuoco due temi molto importanti, non solo per la vita della Chiesa torinese, ma per le persone e per la società civile: il lavoro (e le relative trasformazioni) e la politica.

Il programma è ricco di interventi qualificati (che ringrazio anticipatamente per la loro partecipazione attiva) e di persone interessate a riflettere, insieme alla Chiesa torinese, sul futuro del nostro territorio. In un tempo sociale pieno di opportunità, ma anche foriero di rischi, mi sembra opportuno ritrovarsi per un’opera di discernimento comunitario che mette insieme i volontari delle parrocchie, i giovani, i lavoratori, le imprese, il sindacato, le
istituzioni pubbliche e le realtà che sono chiamate ad accompagnare le persone in questo cambiamento d’epoca. La comunità cristiana è quindi chiamata a pensare e ripensarsi insieme a tutte le componenti sociali, economiche e politiche del territorio, come peraltro delineato dal percorso dell’agorà sociale.

TORINO ha vissuto una delle CRISI RECESSIVE più importanti della sua storia recente; spesso viene infatti descritta come città in declino (tra le più anziane in Italia, con tassi di disoccupazione giovanile troppo elevati, scarsi investimenti sul territorio) e poco competitiva sul piano internazionale. Una città dalla forte vocazione industriale
NON PUO’ PERO’ RASSEGNARSI all’idea che il lavoro sia un fattore marginale rispetto allo sviluppo sociale ed economico. Serve riflettere a fondo sulle trasformazioni locali e globali per capire come accompagnare le persone e le realtà organizzate (le imprese, le istituzioni, le parti sociali e la rappresentanza) a vivere con pienezza (e senza timore) il cambiamento.

La quarta rivoluzione industriale rappresenta pertanto una grande OPPORTUNITA’ per ragionare sul futuro della nostra area metropolitana perché, oltre a rimettere il tema dello sviluppo sostenibile del nostro territorio, concentra la sua particolare attenzione sul lavoro e sulla persona umana. Sono molti gli analisti e gli studiosi che sottolineano come, nonostante il fattore tecnologico sia il volano del cambiamento, quello umano rappresenti il vero fulcro per lo sviluppo economico e del mondo del lavoro. La tecnologia quindi non deve far paura e non deve spaventare l’uomo che lavora; deve essere sempre a suo servizio per aiutare il progresso materiale e spirituale della nostra società.
La persona umana partecipando al processo del lavoro con le sue innate abilità naturali, da formare durante il percorso educativo, è in grado di plasmare e trasformare la realtà. IL LAVORO pertanto, oltre ad essere motore per lo sviluppo di una qualsiasi società economica, è anche un bene per la persona umana, perché favorisce l’espressione di sé, l’identità sociale e la partecipazione alla vita sociale.

Tale elemento è di grande interesse per tutta la comunità cristiana, dal momento che il pensiero sociale della Chiesa ritiene primario l’elemento soggettivo del lavoro. È soprattutto San Giovanni Paolo II ad evidenziare in Laborem exercens questo fattore quando afferma che “come persona, l’uomo è quindi soggetto del lavoro. Come persona egli
lavora, compie varie azioni appartenenti al processo del lavoro; esse, indipendentemente dal loro contenuto oggettivo, devono servire tutte alla realizzazione della sua umanità, al compimento della vocazione ad essere persona, che gli è propria a motivo della stessa umanità”. La dimensione soggettiva del lavoro richiama quindi a una domanda di senso per l’uomo. Proprio per tale ragione, quando HO INCONTRATO I LAVORATORI delle aziende in crisi in quest’ultimo anno, ho visto fatica, smarrimento, paura e rabbia. Il lavoro inteso come un valore è uno strumento che dà senso e pienezza alla vita umana è una risorsa talmente preziosa che, quando manca, crea sfiducia e un senso di frustrazione paragonabili agli eventi più tragici della nostra vita.

In tal senso mi piace ricordare le parole che Papa Francesco ha rivolto ai lavoratori dell’ILVA di Genova: “Sulla terra ci sono poche gioie più grandi di quelle che sperimentano lavorando, come ci sono pochi dolori più grandi dei dolori del lavoro, quando il lavoro sfrutta, schiaccia, umilia, uccide. Il lavoro può fare molto male perché può fare molto bene. Il lavoro è amico dell’uomo e l’uomo è amico del lavoro, e per questo non è facile riconoscerlo come nemico,
perché si presenta come una persona di casa, anche quando ci colpisce e ci ferisce. Gli uomini e le donne si nutrono del lavoro: con il lavoro sono “unti di dignità”. Dignità è la parola che risuona e viene pronunciata più spesso dai lavoratori, anche quelli che stanno per perdere il loro posto di lavoro.

Ma c’è un secondo focus che accompagnerà la vostra riflessione, intimamente connesso al primo filone e altrettanto importante: la POLITICA e l’assoluta NECESSITA’ DI SPENDERSI a favore del bene comune. Nel pomeriggio verrà presentata la RINNOVATA PROPOSTA della diocesi sul delicato fronte dell’educazione alla politica, le PICCOLE
OFFICINE POLITICHE, che prenderanno il posto della Scuola di formazione all’impegno sociale e politico. Trovo, in un momento di profonda crisi tra i cittadini, i corpi intermedi e le istituzioni più che pertinente una seria riflessione sul come riabitare coscientemente lo spazio pubblico. La crisi delle forme novecentesche di partecipazione non può renderci indifferenti; è giusto quindi che tutta la comunità cristiani s’interroghi su quale presenza sia necessaria nella polis. Evitando però di ripercorrere formule nostalgiche del passato e mutuando da esperienze che non torneranno
più.  Ben si sposa questo progetto e questo percorso con il cammino diocesano sul discernimento vocazionale. La prima chiamata di Dio alla realtà laicale è quella di spendersi a favore degli ambienti che primariamente abita; non si tratta infatti di un tratto marginale della nostra fede, ma di un elemento essenziale. Spiritualità, impegno sociale e per il mondo del lavoro, partecipazione alla vita politica sono elementi interconnessi che rendono autentica e pienamente vera la fede cristiana. Il laicato che si spende quotidianamente sul fronte del bene comune, come imprenditore, come sindacalista, come lavoratore o come uomo e donna delle istituzioni non è un laico di serie b.
Si amici, la politica, come ci ricorda la dottrina sociale della Chiesa (nostra bussola per orientare l’azione dei credenti nella società), è la più alta forma di carità, perché promuove interventi di natura promozionale e non meramente assistenzialistici. Spesso, troppo spesso, nelle nostre realtà cristiane si contrappone in modo fallace impegno sociale e volontariato con impegno politico; tale contrapposizione non aiuta quella necessaria maturazione e animazione
nel territorio dell’azione del popolo di Dio. Oggi è fondamentale invece parlare di impegno politico tout court, favorendo nuove vocazioni in tal senso e aiutando le persone già impegnate a non sentirsi estraniate dalla realtà cristiana. Educare i giovani alla politica è una delle sfide più complesse del nostro tempo perché i nostri schemi mentali, molto spesso, non corrispondono con le aspettative dei giovani stessi e perché le nostre proposte non
rispondono alle loro esigenze e modalità di partecipazione. Ritengo che il progetto delle Piccole Officine Politiche sia ambizioso e coraggioso perché si pone l’alto obiettivo di educare in maniera innovativa alla politica, quella con la P maiuscola, favorendo una sensibilità dentro la nostra realtà civile, aiutando le persone impegnate a confermare la propria passione e orientando i giovani ad una presenza civile cosciente e informata.

Auguro a tutti noi, alla comunità cristiana e a Torino nel suo complesso che dal percorso che oggi vi verrà presentato possano emergere, ad integrazione di altrettanti cammini, nuove classe dirigenti, intese non come persone che occupano degli spazi di potere, ma che responsabilmente si assumano l’onere di guidare e dare direzione ad una comunità spesso disorientata. Per essere classe dirigente non ci si può improvvisare: bisogna formarsi, prepararsi,
svestirsi di ideologie e pregiudizi, affondare le radici in esperienze sociali e di comunità, essere onesti e rivolti verso il bene comune.

Ritengo fondamentale che tale percorso si coniughi con il cammino che le aggregazioni laicali, le associazioni e movimenti perché, nel carisma di tali realtà, c’è l’educazione all’impegno politico.

Ringrazio tutti gli amici della Pastorale Sociale e del Lavoro per il lavoro fin qui svolto e per i progetti ambiziosi che sta costruendo e mettendo in campo.
Auguri a tutti voi buon lavoro e buona giornata!

Cesare Nosiglia
Arcivescovo di Torino

Rivivi i momenti della Festa di Maria Ausiliatrice 2018

La devozione della città di Torino a Maria Ausiliatrice si è rinnovata con una importante partecipazione al programma di celebrazioni di Valdocco dedicata alla Madre Maria.

Basilica sempre gremita di giovani e fedeli dal mattino fino alle ore 18.30 con la S. Messa presieduta da mons. Fernandez Artime, rettor maggiore dei Salesiani. Una massiccia adesione registrata anche in occasione della solenne processione serale guidata dall’arcivescovo di Torino monsignor Cesare Nosiglia.

E’ possibile rivivere la Festa di Maria Ausiliatrice mediante una galleria fotografica sul canale Flickr dell’Ispettoria e le dirette Facebook, realizzate dalla redazione di ANS – Agenzia Info Salesiana. Buona Visione!

Galleria Fotografica
Dirette ANS - Agenzia Info Salesiana

 

Diretta del Mattino – Concelebrazione presieduta da Mons. Cesare Nosiglia

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice

Publiée par Agenzia Info Salesiana – Ans sur jeudi 24 mai 2018

 

Diretta del Pomeriggio – Concelebrazione presieduta da don Angel Fernandez Artime

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice | La Processione

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice

Publiée par Agenzia Info Salesiana – Ans sur jeudi 24 mai 2018

 

Diretta della sera – Processione di Maria Ausiliatrice

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice | La Processione

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice

Publiée par Agenzia Info Salesiana – Ans sur jeudi 24 mai 2018

 

“Ridiamo un’anima a Torino”

Si pubblica qui di seguito l’articolo a cura di M. Lomunno per la redazione di “Avvenire”, edizione del 25 Maggio 2018, circa l’omelia dell’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, in occasione della celebrazione della Festa di Maria Ausiliatrice:

Maria Ausiliatrice
Nosiglia: ridiamo un’anima a Torino

Giovani e poveri: sono le persone a cui l’arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, ha affidato a Maria Ausiliatrice, nella festa liturgica celebrata ieri nella Basilica voluta da don Bosco e che quest’anno ricorda i 150 dalla consacrazione. Durante la concelebrazione, in mattinata, Nosiglia ha sottolineato che oggi, come nella Torino dell’Ottocento dove don Bosco insieme ai santi sociali cercava di dare sollievo e futuro a migliaia di indigenti e giovani fragili, «c’è bisogno di ridare un’anima alla nostra città». «Affidiamo a Maria Ausiliatrice anzitutto i giovani e il prossimo evento del Sinodo, che li vedrà protagonisti. I giovani sono purtroppo molto sfiduciati, perché non hanno voce nella società e vengono giudicati disimpegnati, senza ideali – ha proseguito l’arcivescovo –. La separatezza tra il mondo adulto e quello dei ragazzi e giovani è una delle criticità più preoccupanti della nostra società. Don Bosco non si limitava ad accoglierli, ma si faceva carico delle loro necessità, come quella educativa e quella della loro professione».

E poi la preoccupazione «per la crescente presenza di poveri nella nostra città: don Bosco, il Cottolengo, il Murialdo, la marchesa di Barolo ci insegnano che per dare risposte appropriate e permanenti bisogna abitare le periferie, conoscere e incontrare le persone che le vivono. Se si sta in mezzo alla gente, si comprendono meglio le loro concrete possibilità, per cui bisogna sporcarsi mani e piedi lì dove la gente affronta giorno per giorno tante sofferenze e si sente scartata o poco ascoltata e, soprattutto, non vede la fine del tunnel di povertà che sta percorrendo». Riflessioni che Nosiglia ha ripreso in serata quando, accanto al rettor maggiore dei salesiani, don Ángel Fernàndez Artime, ha guidato la tradizionale e affollatissima processione con la statua di Maria Ausiliatrice per le vie di Valdocco. E in occasione del 150° dell’inaugurazione della Basilica, il rettor maggiore ha voluto donare all’arcivescovo e alla diocesi, alla città e a tutta la famiglia salesiana un volume fotografico (fuori commercio) in cinque lingue con testi del salesiano don Bruno Ferrero intitolato La città di don Bosco. «Un omaggio a Torino – ha detto – l’invito a una passeggiata per le sue strade con Don Bosco, sui suoi passi, fino alla sua “vera” città: i giovani d’oggi. Con la misura del suo cuore: il mondo intero».

Un’allenza tra valori interiori, civili e spirituali, per ridare un’anima alla società intera: ecco l’appello di Nosiglia del 24 Maggio

Il tanto sospirato sole maggiaiolo splende su Torino e su Valdocco, oggi 24 maggio 2018. Fin dalle prime ore del mattino la Basilica Maria Ausiliatrice ha accolto, con un inebriante profumo di gelsomino finalmente fiorito, tutti coloro che desideravano omaggiare la Madre Maria durante la sua festa.

Alle ore 11 presso la Basilica si è svolta la S. Messa presieduta da S.E. mons. Cesare Nosiglia, trasmessa in Diretta TV: missionidonbosco.org e Telepace) e sulla Pagina Facebook di ANS-Agenzia Info Salesiana, che racconterà tutta la festa in diretta sul social network.

Qui di seguito l’omelia integrale dell’Arcivescovo Nosiglia che ha parlato del prossimo Sinodo dei Giovani, rilevando nuovamente le difficoltà degli stessi a collocarsi nel mondo e invita tutti ad “ascoltarli e a prendere sul serio i loro problemi e le loro osservazioni, a dare loro fiducia e semmai a sollecitarli nell’assumere compiti di responsabilità“; e per questo si sta svolgendo un lavoro instancabile della Diocesi nel creare una progettazione comune affinchè “le componenti del mondo del lavoro e della società” – ha spiegato il vescovo – “si rendano consapevoli che solo facendo rete è possibile affrontare i problemi dell’estesa disoccupazione giovanile che caratterizza il nostro territorio“. Lo sguardo poi si è posato, con l’affidamento a Maria Ausiliatrice, alla presenza di poveri in aumento in città e quindi ha esortato gli astanti ad  “abitare” le periferie esistenziali e geografiche con “un supplemento di umanità e di giustizia, da parte di tutti” per affrontare e risolvere concretamente le tante condizioni di vita difficoltose e aiutare a scorgere la luce alla fine del tunnel della povertà. Ha proseguito poi con un’aspra denuncia alla crescente idolatria, trasversale a tutti i livelli della società, “dell’individualismo, che ricerca solo i propri interessi e tornaconti, a scapito degli altri, e la ricerca del proprio benessere a scapito della solidarietà nei confronti dei più poveri“. Sua Eminenza, dunque, ha auspicato un rinnovamento dello stile di vita di ciascuno “per ricuperare quei valori non commerciali e non redditizi, in termini di denaro o di benessere, che lo sono però in cultura, spiritualità ed etica, anche sociale oltre che individuale“. Un accorato appello a rinvigorire il legame con quel “patrimonio di valori che le generazioni precedenti hanno accumulato con sacrificio” e rinsaldare l’alleanza  tra “valori interiori, civili e spirituali, per ridare un’anima non solo ai singoli, ma alla società intera, all’ambiente comunitario in cui vivono le persone e alla cultura dell’incontro e del sostegno reciproco, che tiene conto dell’apporto di ciascuno al bene comune“.

 

Segui la Festa di Maria Ausiliatrice LIVE

 

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice

In diretta da Valdocco – Solennità di Maria Ausiliatrice

Publiée par Agenzia Info Salesiana – Ans sur jeudi 24 mai 2018

 

Omelia dell’Arcivescovo di Torino, Mons. Cesare NOSIGLIA,
alla S. Messa della FESTA DI MARIA AUSILIATRICE

“Questa festa, che ogni anno ci vede riuniti ai piedi di Maria Ausiliatrice come Chiesa di Torino e comunità cristiana e civile della Città, è per noi un grande momento di riconoscenza nei confronti della Madonna per quanto compie a favore della Chiesa e dell’umanità con la sua presenza di Madre amorevole e ricca di tenerezza e bontà verso i suoi figli, che Gesù le ha affidato dalla sua Croce. Il Vangelo ci ha ricordato proprio questo momento supremo della vita di Cristo e di Maria, sua madre: Gesù, prima di morire, la affida al discepolo prediletto, Giovanni, e affida Giovanni a Maria. Anche noi oggi affidiamo a Maria Ausiliatrice anzitutto i giovani e il prossimo evento del Sinodo, che li vedrà protagonisti. Chiediamo a Maria Ausiliatrice che benedica la  prossima assemblea diocesana, che proprio sul tema del discernimento vocazionale, che sta al centro del Sinodo, promuoverà un’ampia riflessione in vista di un forte impegno, che dovrà investire tutte le nostre comunità ecclesiali, le famiglie e i giovani in prima persona. Don Bosco affermava che un giovane su tre ha nel cuore il desiderio di dedicare tutta la sua vita al Signore nel ministero sacerdotale o nella vita consacrata. E per questo invitava a pregare Maria Ausiliatrice, perché aiuti questi giovani ad avere il coraggio di rispondere positivamente a tale invito, che nasce dal Signore stesso che chiama.

I giovani sono purtroppo molto sfiduciati, perché non hanno voce nella società e vengono giudicati disimpegnati, senza ideali, per cui si lasciano accontentare dal divertimento, a volte anche trasgressivo. La separatezza tra il mondo adulto e quello dei ragazzi e giovani è una delle criticità più preoccupanti della nostra società. Don Bosco ci insegna ad avere uno sguardo e una considerazione diverse: ci invita ad ascoltarli e a prendere sul serio i loro problemi e le loro osservazioni, a dare loro fiducia e semmai a sollecitarli nell’assumere compiti di responsabilità. Allora, i giovani sono capaci di gesti e impegni di grande generosità e vigore sia spirituale che sociale. Don Bosco non si limitava ad accoglierli, ma si faceva carico delle loro necessità, come quella educativa e quella della loro professione.

Nell’Agorà del sociale, abbiamo fatto parlare direttamente i giovani, che hanno presentato le loro attese e difficoltà agli adulti e ai responsabili del mondo istituzionale, politico ed economico. Ora stiamo portando l’Agorà nei territori della diocesi, perché le varie componenti del mondo del lavoro e della società si rendano consapevoli che solo facendo rete è possibile affrontare i problemi dell’estesa disoccupazione giovanile che caratterizza il nostro territorio.

Affidiamo poi a Maria Ausiliatrice la crescente presenza di poveri nella nostra città. Essi rappresentano in questo momento i soggetti più deboli, per cui su di essi si concentra lo sforzo di tutta la diocesi. Sono in atto molteplici iniziative di accoglienza delle famiglie per la questione del lavoro, della salute e della casa; degli immigrati e dei rifugiati, sia adulti che minori; dei senza dimora, i quali restano purtroppo i più abbandonati a se stessi e verso i quali non si prendono provvedimenti concreti per migliorarne le condizioni di vita. L’incontro con loro sulla strada dove pernottano, nei dormitori per l’emergenza freddo e nelle mense, mi ha permesso di conoscerne molti e credo che un supplemento di umanità e di giustizia, da parte di tutti, potrebbe affrontare e risolvere tante delle loro condizioni di vita. I poveri stanno crescendo sempre più: le periferie esistenziali e geografiche delle nostre città non hanno superato l’abbandono che avevo denunziato a suo tempo, sia sul piano civile che culturale. Don Bosco, il Cottolengo, il Murialdo, la marchesa di Barolo ci insegnano che per dare risposte appropriate e permanenti bisogna “abitare” le periferie, nel senso di conoscere e incontrare le persone che le vivono. Se si sta in mezzo alla gente, si comprendono meglio le loro concrete possibilità, per cui bisogna sporcarsi mani e piedi lì dove la gente affronta giorno per giorno tante sofferenze e si sente scartata o poco ascoltata e, soprattutto, non vede la fine del tunnel di povertà che sta percorrendo.

Affidiamo infine a Maria Ausiliatrice la nostra città e la sua gente, perché sappiamo trovare insieme le vie più efficaci per sentirla come la nostra grande casa comune, di cui tutti e ciascuno abbiamo la responsabilità. C’è bisogno di ridare un’anima alla nostra città. Dice il Signore: «Che giova infatti all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la propria anima?» (Mc 8,36). Nella prassi di questi ultimi decenni, nella nostra società sono prevalsi alcuni pseudo valori che hanno molto accentuato l’aspetto finanziario ed economico, a scapito dei valori veri e fondanti di ordine civile, culturale, spirituale ed etico. Quando una persona, una famiglia, un popolo perde la sua anima, fondata su questo patrimonio di valori che le generazioni precedenti hanno accumulato con sacrificio e hanno consegnato alle nuove, imbocca una strada che conduce a una crisi permanente, che non si arresta, perché si avvita su se stessa come una spirale soffocante. Allora, si assolutizzano l’idolo dell’individualismo, che ricerca solo i propri interessi e tornaconti, a scapito degli altri, e la ricerca del proprio benessere a scapito della solidarietà nei confronti dei più poveri.

Un tempo non lontano il nostro Paese era considerato un punto di riferimento proprio per la ricchezza e creatività della sua cultura, sia laica che religiosa, della sua tradizione, fondata sul rispetto di ogni persona, soggetto di diritti inalienabili e universali, insieme ai corrispondenti doveri etici e civili, da conservare e promuovere. Oggi tutto ciò sta venendo meno di fronte al primato del denaro e della vita comoda, che si vuole difendere ad oltranza anche contro chi chiede accoglienza e solidarietà, giustizia ed equità. La stessa realtà religiosa è stata inficiata da questa mentalità e prassi di vita, anche se, a piccoli passi, stiamo però assistendo a un grande movimento di opinione pubblica e di uomini e donne di buona volontà, che ribadiscono con fatti concreti il primato dello spirito e della ricerca – anche sul piano della fede – del dialogo con diverse realtà religiose e civili.

L’idea prevalente che, di fronte anche al terrorismo omicida, oltre alla condanna scontata basti continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto, come se quanto accade siano incidenti da dimenticare il più presto possibile, non ci induce a riflettere e a interrogarci su come reagire, cambiando e rinnovando il nostro stile di vita, per ricuperare quei valori non commerciali e non redditizi, in termini di denaro o di benessere, che lo sono però in cultura, spiritualità ed etica, anche sociale oltre che individuale. Tutto ciò darebbe sempre più forza e farebbe breccia anche nell’animo di tanti giovani, delusi e alla ricerca di motivazioni e ideali forti e in grado di dare alla loro vita un senso meno superficiale e basato solo sul benessere materiale e sullo sballo, che producono alla fine soltanto noia e rifiuto di ogni responsabilità, disimpegno e chiusura in se stessi e in un mondo virtuale o creato apposta dalle tante forme di dipendenze che spopolano e promettono felicità a buon mercato.

Compito della Chiesa, ma anche di ogni ambito e realtà educativa, compresi i mass media, è di promuovere un’alleanza per favorire linee comuni di indirizzo, che riportino in primo piano la considerazione e l’accoglienza di stili di vita basati su valori interiori, civili e spirituali, per ridare un’anima non solo ai singoli, ma alla società intera, all’ambiente comunitario in cui vivono le persone e alla cultura dell’incontro e del sostegno reciproco, che tiene conto dell’apporto di ciascuno al bene comune.

A te, Maria Ausiliatrice, che guardi i tuoi figli e figlie che a te ricorrono con fiducia, rivolgiamo la nostra preghiera, affinché, con la tua potente intercessione, possa sempre effondere su questa Città, sulla diocesi e sul loro territorio la benedizione del tuo Figlio e le grazie che egli vorrà concedere a quanti a te ricorrono, o Avvocata di misericordia e dolce Madre, aiuto dei cristiani.”

Cesare Nosiglia

>>> Prossimi appuntamenti di oggi

  • ore 15: benedizione dei bambini presieduta da don Claudio Durando sdb, parroco a Maria Ausiliatrice
  • ore 16: Vespri solenni presieduti da don A. Marino, direttore del Centro diocesano vocazioni (CDV)
  • ore 17: S. Messa presieduta dall’arcivescovo emerito CARD. SEVERINO POLETTO
  • ore 18.30:  S. Messa presieduta da DON ÁNGEL FERNÁNDEZ ARTIME, RETTOR MAGGIORE dei Salesiani
  • ore 20.30: SOLENNE PROCESSIONE guidata dall’arcivescovo mons. CESARE NOSIGLIA; al termine S. Messa
    presieduta da mons. G. Martinacci, rettore della Consolata.

Festa don Bosco 2018

La voce del Vescovo a chi non ha voce

Si pubblica, di seguito, il servizio giornalistico realizzato nel periodo natalizio da M. Lomunno della redazione de “La Voce e Il Tempo”, in particolare si segnala il racconto della vigilia di natale nel carcere minorile torinese «Ferrante Aporti».

GLI APPELLI DI NATALE

La voce del Vescovo a chi non ha voce

«La nostra città vive in un’apnea che sembra non avere sbocchi positivi di superamento, per cui predomina la rassegnazione, che si traduce in stagnazione sotto tanti punti di vista e tarpa le ali della speranza di una ripresa che stenta a decollare». Sono parole dell’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia, pronunciate al crepuscolo di San Silvestro presso il santuario della Consolata, durante il tradizionale canto del Te Deum a conclusione dell’anno.

Torino, città in apnea. Parole troppo forti? Troppo pessimiste? Dipende dai punti di vista.
Il punto di osservazione di mons. Nosiglia e della comunità cristiana torinese non può che essere quello degli ultimi, più che quello di chi si sta preparando per il cenone di fine anno nella seconda casa in montagna. Il punto di vista del nostro Arcivescovo è quello di chi non ha né prime né seconde case, di chi non ha denaro per pagare affitto e bollette perché ha perso il lavoro, è quello delle migliaia di giovani che non trovano lavoro e che per questo se ne vogliono andare via da Torino al più presto, è quello dei Neets, i ragazzi che un’occupazione non la cercano neppure. Già
in altre occasioni l’Arcivescovo aveva denunciato il rischio di «due città» che non si parlano e nemmeno si guardano – una che sta fuori dalla crisi, e non vuol sentire parlare di difficoltà economiche, disoccupazione, mancanza di casa e di lavoro; e un’altra, sempre più numerosa, che invece nella crisi sta affondando, così come affonda nel silenzio
e nell’indifferenza.
Ecco allora il senso della Corona d’Avvento che mons. Nosiglia ha iniziato il 9 dicembre e termina il 6 gennaio 2018 nella solennità dell’Epifania, come segno di vicinanza della Chiesa torinese a chi è a i margini e a chi soffre. È il punto di osservazione delle periferie, dove vive la gente che fa fatica, i carcerati, i senza dimora, gli ammalati soli, i migranti, i nomadi come ha documentato il no- stro giornale in queste settimane.
Fra i tanti incontri vorremo sottolinearne alcuni, più emblematici:

Ferrante Aporti – Domenica 24 dicembre, ad esempio, abbiamo partecipato alla Messa della Vigilia con i ragazzi detenuti nel carcere minorile torinese «Ferrante Aporti»: mons. Nosiglia, accolto dal direttore Gabriella Picco, dal procuratore dei minori del Piemonte e della Valle d’Aosta Anna Maria Baldelli, dal garante regionale per i minori Rita Turino e dal cappellano, il salesiano don Domenico Ricca, ha salutato uno per uno i 30 giovani detenuti -cattolici, ortodossi e musulmani – che hanno voluto partecipare alla celebrazione. E a ricordo dell’incontro, l’Arcivescovo ha consegnato l’immagine dei suoi auguri natalizi, i tre Re Magi, «persone come voi di religioni diverse che hanno alzato lo sguardo e hanno seguito la stella, insieme, in pace e hanno trovato il Signore».

Ricordando come grazie al «sì» di Maria «una giovane minorenne come voi, povera e umile, Gesù è potuto nascere», l’Arcivescovo ha espresso ancora una volta il suo punto di vista invitando i ragazzi detenuti a considerare come i protagonisti del Vangelo siano le persone che la società scarta: «questi realizzano il disegno del Signore perché
nulla è impossibile a Dio se ci crediamo».

L’Arcivescovo, ringraziando i tanti volontari presenti, gli agenti di custodia, il coro di giovani che ogni 15 giorni animano la Messa, ha esortato i ragazzi reclusi a non avere paura, come hanno fatto i Magi, ad alzare lo sguardo al Signore in questi giorni in cui si celebra la nascita del suo Figlio: «L’angelo che è apparso a Maria ha detto ‘Il Signore è con te’: lo dice anche a voi. Anche in situazioni tragiche, difficili, dove abbiamo sbagliato il Signore è con noi, anzi ci ama ancora di più perché chi è nel dolore ha ancora più bisogno della vicinanza di Dio. Credeteci, ragazzi: tutto può essere risolto, si può ricominciare sempre».

 

Cnos-fap San Benigno all’apertura dell’anno pastorale della Diocesi di Torino

I giovani fra i vigneti con lo sguardo puntato sulla città ai propri piedi. Si è aperto così il nuovo anno della Pastorale giovanile diocesana che muove i primi passi nel cammino verso il Sinodo dei Vescovi sui giovani in programma nell’ottobre 2018. I ragazzi e i rappresentanti di gruppi, movimenti e associazioni giovanili della diocesi, guidati dall’Arcivescovo mons. Nosiglia e da don Luca Ramello, direttore della Pastorale giovanile diocesana, nel pomeriggio di sabato 7 ottobre hanno visitato la Vigna reale di Villa della Regina sulla collina torinese.
(fonte: La Voce e Il Tempo, clicca qui per leggere l’articolo completo)
Ad arricchire l’appuntamento, la presenza degli allievi del Cnos-fap San Benigno, ai quali Don Luca Ramello ha chiesto di curare il rinfresco per i partecipanti dell’apertura dell’anno pastorale della Diocesi di Torino.

Sono state coinvolte due classi di terza del settore alberghiero: una di cucina e una di sala bar.

 

I ragazzi si sono occupati della preparazione delle pietanze e dell’allestimento della sala secondo il tema della giornata: “la vigna”.
Inoltre, hanno preparato due postazioni dove hanno dato vita a delle reali lezioni.
Nella prima, l’insegnante e alcuni ragazzi preparavano la pasta fresca.

Nella seconda si realizzavano tagli e composizioni artistiche di frutti.
Una bella esperienza per i ragazzi del Cnos fap di San Benigno ulteriormente valorizzata da Mons. Nosiglia, che ha molto apprezzato la loro presenza.