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36a edizione Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana

Dal 18 al 21 gennaio si terranno le 36° Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana. Don Eusebio Muñoz, Delegato del Rettor Maggiore per la Famiglia Salesiana e responsabile delle Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana (GSFS2018), da vari mesi è impegnato nella Casa Madre della Congregazione Salesiana a Valdocco per organizzare un evento che riunisce centinaia di persone da tutto il mondo. I lavori saranno incentrati sulla Strenna 2018 “Coltivare l’arte di ascoltare e di accompagnare”, presentata recentemente da Don Ángel Fernández Artime, che approfondisce il testo biblico “Signore, dammi di quest’acqua” (Gv 4,15).

Le GSFS2018 iniziano un nuovo capitolo a Valdocco, luogo ove Don Bosco donò il primo messaggio ai suoi figli spirituali e che nel tempo assunse il nome di “Strenna”. Sono ormai più di cento anni che viene realizzato questo messaggio e il Rettor Maggiore approfondisce, anima ed orienta tale realtà: “Un tema che tocca in modo completo l’essenza del nostro carisma”.

Le giornate, prevista a Torino-Valdocco dal 18 al 21 gennaio, saranno inaugurate dal Rettor Maggiore. Suor Paola Casalis, FMA, curerà la prima relazione: “Ascoltare i giovani” mentre don Juan Crespo, SDB, approfondirà il tema della Strenna: “Il discernimento e la decisione nell’accompagnamento”.

Questa 36ª edizione delle GSFS saranno trasmessa in diretta streaming sulla pagina Facebook di ANS.

 

 

CS delle Giornate di Spiritualità

La Famiglia Salesiana in cammino verso il Sinodo sui Giovani

(Torino, 12 gennaio 2018)

Guidata dal Rettor Maggiore dei Salesiani di Don Bosco, Don Ángel Fernández Artime, la Famiglia Salesiana si avvicina al Sinodo sui Giovani del prossimo ottobre con la 36a edizione delle Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana, in programma dal prossimo giovedì, 18 gennaio, fino a domenica 21. Tema di questo grande incontro tra i rappresentanti dei gruppi religiosi che si ispirano a Don Bosco sarà, come da tradizione, il messaggio che il Rettor Maggiore stesso ha affidato a tutta la Famiglia Salesiana nella “Strenna 2018”, dal titolo: «“Signore, dammi di quest’acqua” (Gv 4,15). COLTIVIAMO L’ARTE DI ASCOLTORE E DI ACCOMPAGNARE».

L’ascolto e l’accompagnamento dei giovani saranno dunque gli atteggiamenti che gli educatori salesiani grazie alle Giornate di Spiritualità, intendono scoprire sempre più e interpretare sempre meglio, seguendo l’esempio di Don Bosco.

Nonostante siano giunte alla 36a edizione, queste Giornate di Spiritualità rappresentano al tempo stesso una prima volta: è il primo anno infatti che avranno luogo a Torino, per la precisione a Valdocco, là dove Don Bosco donò il primo messaggio ai suoi figli spirituali, quel messaggio che nel tempo ha assunto il nome di “Strenna”.

Le attività si apriranno nel pomeriggio di giovedì 18 gennaio presso il Teatro di Valdocco, con il benvenuto del X Successore di Don Bosco, Don Ángel Fernàndez Artime e il saluto del suo Delegato per la Famiglia Salesiana, don Eusebio Muñoz. Sempre Don Á.F. Artime procederà, dopo una preghiera animata, alla presentazione della Strenna 2018.

Nei due giorni successivi saranno presentate tre relazioni e tre esperienze: suor Paola Casalis, religiosa delle Figlie di Maria Ausiliatrice, curerà la prima relazione: “Ascoltare i giovani”; don Juan Crespo, Salesiano, approfondirà il tema: “Il discernimento e la decisione nell’accompagnamento”; e don Michal Vojtas, Salesiano, illustrerà “L’arte salesiana dell’incontro, l’accompagnamento e il discernimento”.

Quanto alle esperienze, “Accompagnati per accompagnare” sarà il titolo dell’intervento di Sebastiano Coticelli e Titta Boccia, del gruppo Testimoni del Risorto, cui farà seguito quello di Alejandro Sanz e Pili Lance, della Pastorale Giovanile Salesiana Spagnola, sulla “Formazione da animatori”, e l’ultimo, che verterà su un’unica domanda: “Come si sentono ascoltati e accompagnati i giovani della Famiglia Salesiana?”.

Nella serata di sabato 20 gennaio, a motivo del 150° anniversario della consacrazione della Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino (1868-2018), i partecipanti alle Giornate di Spiritualità potranno partecipare ad una speciale serata lirico-musicale.

Mentre nella giornata conclusiva dell’evento, Don Á.F. Artime presiederà l’Eucaristia Domenicale nella Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino (visibile anche in diretta su Telepace) e concluderà i lavori con una sintesi di quanto vissuto nei tre giorni precedenti.

Alle Giornate di Spiritualità sono attese circa 400 persone, provenienti dai cinque continenti e appartenenti a 21 gruppi (su un totale di 31) della Famiglia Salesiana.

L’appuntamento delle Giornate di Spiritualità della Famiglia Salesiana sarà un grande esercizio di ascolto dei giovani, da vivere in un clima di famiglia, di riflessione e ovviamente anche di preghiera. Tutti i principali eventi saranno trasmessi in diretta streaming sulla pagina Facebook dell’Agenzia iNfo Salesiana:
www.facebook.com/agenziaans

 

 

#nessunoescluso – Video racconta dell’Icona dell’anno

Un video di presentazione del tema dell’anno pastorale 2017/2018 partendo dalla traduzione grafica dell’icona scelta.

Casa per molti, madre per tutti. L’indicazione è semplice, diretta ed evocativa. Papa Francesco ci invita a chiedere a Maria “che con la sua preghiera ci aiuti, affinché la Chiesa diventi, appunto, una Casa per molti e una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un mondo nuovo”.
L’immagine prodotta vuol descrivere alcuni aspetti della dinamica intrinseca della casa del Padre: possiamo figurarlo come un piccolo promemoria visivo per l’anima. In primo piano ecco Maria, una compagna e una guida, in questo cammino. Ha lo sguardo fisso su suo Figlio, ed incita i fedeli ad entrare nel raggio d’amore di Gesù. Quello che si apprestano a percorrere è un percorso di andata e ritorno, e i fedeli sono scortati e protetti dal Suo manto, quello della Madre Ausiliatrice tanto cara a don Bosco, ma, innanzitutto, sono esortati a lasciarsi abbracciare dal Cristo ed è proprio verso questo incontro che sono diretti. La meta è l’abbraccio di Cristo e di lì, testimoni dell’incontro salvifico, tornare nel mondo come apostoli di una Chiesa che è Madre di tutti e non può essere una casa di pochi. La sua missione iniziata con il portare Cristo agli uomini continua nel guidare gli uomini verso lo stesso Cristo. La scena rimanda alla Madre sul Golgota: nel coinvolgimento all’interno dell’evento salvifico Maria ci viene riconsegnata come Madre della Chiesa.
Al centro è posta la figura del Cristo Risorto, che si espande per le due dimensioni dell’immagine. Qui inizio e fine, origine e compimento sono tenute insieme. L’abbraccio di Cristo esprime la maternità della Chiesa, è Lui che ci porta alla vita ed è Lui che dà un senso alla nostra esistenza. Il Cristo raffigurato è il Cristo Redentore Risorto, la statua lignea salesiana che domina e sovrasta il presbiterio della Basilica del Colle don Bosco. Le braccia del Signore della Pasqua sono aperte, allargate per poter abbracciare qualsiasi uomo si presenti davanti a Lui: l’uomo di ogni regione della terra e di ogni tempo della storia.
Sono le stesse braccia del Crocifisso che nel loro distendersi sulla croce portano la salvezza a tutta l’umanità: nessuno escluso, in eterna alleanza tra il Cielo e la terra, come la stessa Eucarestia ricorda.
Il Cristo Risorto ha gambe esili, che con capo e braccia spezzano la rotondità dell’immagine, la circolarità del tempo.
L’illusione della perfezione ideale ma esclusivamente umana di una comunità chiusa e totalmente armonica in se stessa, promessa dal serpente nella tentazione ad Adamo ed Eva, viene rotta e spezzata dall’evento cristologico che fonda la Chiesa.
Aprono quel varco che permette che nessuno sia escluso dall’amore del Padre in attesa del ritorno del figlio e che conferisce al Chronos una meta, il Kairos. Sono quelle che a noi appaiono come le esili gambe della Incarnazione, accadere ineludibile che si pianta nella nostra storia e nel nostro mondo per un coinvolgimento pieno e totale.
L’ultimo elemento è quello dei figli di questa Chiesa. I fedeli sono scortati e protetti dal manto di Maria, esortati ad abbracciare e lasciarsi stringere dal calore di Cristo ed è verso di Lui che questo viaggio è diretto. Il cammino che li attende sarà però duplice, sistole e diastole di una sola esistenza vissuta in pienezza: andare incontro all’abbraccio di Cristo e di lì, testimoni dell’incontro salvifico, tornare nel mondo come apostoli di una Chiesa che è Madre di tutti e non può essere una casa di pochi.
Sorretti da una buona fantasia potremmo infine immaginare questa icona come un tratteggio del Corpo di Cristo eucaristicamente e misticamente rivolto verso i fedeli all’atto dell’elevazione, ritrovando così la centralità dell’Eucaristia che edifica la Chiesa e l’unicità per il cristiano di “vivere” la comunione ecclesiale nel celebrare insieme il Mistero di Cristo. L’Eucaristia fa la Chiesa. La Chiesa fa l’Eucaristia.
Un piccolo tratteggio di una semplice icona. Un percorso lungo un anno. O forse più, una vita intera. Una immagine che non vuole rimanere chiusa in se stessa ma rimandare a quell’unica icona che davvero vale la pena di disegnare: una bella persona ad immagine di Gesù.

E se la fede avesse ragione? Riprendono gli appuntamenti.

Quest’anno l’Italia salesiana, nella scelta del tema, si è data un obiettivo ardito: “Vivere e offrire l’esperienza di essere la Chiesa di Gesù, incontrato nella gioia e nel quotidiano”. Il tema si focalizza sul dono dell’appartenenza gioiosa alla Chiesa ed è strettamente collegato al tema della proposta pastorale dell’anno 2016-2017 appena concluso, centrato sul fascino dell’incontro personale con Gesù, ed al tema dell’anno prossimo, il coraggio e la gioia del servizio responsabile.

Il leitmotiv è racchiuso in una indicazione semplice, diretta ed evocativa di Papa Francesco: “Chiediamo a Maria che con la sua preghiera ci aiuti affinché la Chiesa diventi una Casa per molti, una madre per tutti i popoli e renda possibile la nascita di un mondo nuovo”.

Così, in sintonia con questi obiettivi, riparte “E se la fede avesse ragione?”, un percorso che vede, oramai da sei anni, i giovani legati alle realtà diocesane e salesiane confrontarsi con i temi più significativi della fede cristiana per avere un riferimento unitario ed una ricchezza condivisa ai vari livelli e per le diverse fasce d’età.
Un percorso che prevede sei incontri serali che culminerà con un ritiro di due giorni, per creare l’opportunità di sane amicizie e un confronto prolungato con sacerdoti, consacrati e consacrate, laici impegnati.

La Pastorale Giovanile salesiana e della Diocesi di Torino propongono ed invitano a questa nuova tappa del cammino: quest’anno si rifletterà su “La Chiesa: casa per molti, madre per tutti” sugli elementi essenziali per poter strutturare un percorso personale autentico di fede con una forte vocazione all’inclusione, alla fratellanza più pura. Infatti, gli hashtag che accompagneranno l’iniziativa anche sui social network sono #eselafede #nessunoescluso #casapermolti #madrepertutti.

 

Date e Titoli degli incontri: 

5 Ottobre 2017 – “La sposa del Signore”
9 Novembre 2017 – “La barca di Pietro”
14 Dicembre 2017  – “Lievito nella pasta”
8 Febbraio 2018 – “Un albero, tanti rami”
16-18 Febbraio 2018 (Colle Don Bosco) “ES Universitari e giovani lavoratori”
8 Marzo 2018  – “E fuori della Chiesa?”
3 Maggio 2018 – “Chiesa in uscita”

Orario e Struttura degli incontri: 
ore 19,45 possibile cena al sacco; ore 20,45 ritrovo e accoglienza; ore 21,00 catechesi; ore 21,45 preghiera e confessioni; ore 22,30 conclusione

 

Adma e la XXVII GIORNATA MARIANA ANNUALE

L ’ADMA Primaria invita tutti i gruppi locali, i gruppi della Famiglia Salesiana, Devoti di Maria Ausiliatrice e gli amici della Rivista di Maria Ausiliatrice a partecipare alla XXVII GIORNATA MARIANA ANNUALE.

Una giornata interamente dedicata a Madre Maria, Domenica 15 ottobre 2017, che partirà alle ore 9,00 con accoglienza presso il Teatro Piccolo di Valdocco (con accesso da Via Salerno, 12) con la preghiera iniziale. A seguire un momento di celebrazione delle lodi; le testimonianza di ADMA-Famiglie e ADMA-Giovani e la preziosa testimonianza – in occasione del centenario delle apparizioni di Fatima – di Mariarita Scrimieri, Salesiana Cooperatrice del Centro di spiritualità “Da mihi animas, cetera tolle” nato sulla casa della Beata Alexandrina da Costa a Balasar in Portogallo.
Nel pomeriggio la possibilità di visitare i Luoghi di don Bosco accompagnati dal delegato di Animazione Missionaria, Don Enrico Lupano, la preghiera del rosario ed infine la S. Messa celebrata nella Basilica di Maria Ausilitrice presieduta dall’Ispettore Don Enrico Stasi con l’accoglienza dei nuovi membri dell’Associazione.

 

Domenica 15 ottobre 2017
Torino – Valdocco

PROGRAMMA DELLA GIORNATA

9.00 – Accoglienza presso  Teatro Piccolo Valdocco (Via Salerno, 12)
9.30 – Celebrazione delle Lodi
10.00 – Famiglie affidate al Cuore di Maria – centenario delle apparizioni di Fatima (Intervento di Mariarita Scrimieri)
10.45 – Adorazione – interiorizzazione
11.15 – Intervallo
11.40 – Camminiamo con Maria: Esperienze ADMA Famiglia – Esperienze ADMA Giovanile

12.45 – Pranzo al sacco

In Basilica
13.30 – Visita guidata luoghi di Valdocco (don Enrico Lupano)
14.30 – Rosario meditato animato dall’ADMAgiovani
15.15 – Concelebrazione Eucaristica presieduta da don Enrico Stasi, Superiore Circoscrizione Speciale Piemonte-Valle d’Aosta
Impegno di adesione nuovi soci

(*) Contributo giornata € 5,00

 

Ma cosa ci fate un mese in missione?

Questo il quesito che un’occhio esterno potrebbe porre ai numerosi ragazzi che hanno scelto di spendere parte della loro estate non in località mondane, bensì in terre profondamente segnate dalle carestie, dai conflitti e dalle difficoltà.
Una scelta molto consapevole perchè trattasi di un percorso lungo due anni, con il “Corso Partenti” dell’Animazione Salesiana Missionaria, che culmina proprio con il periodo di missione.

Il delegato di Animazione Missionaria, Don Enrico Lupano, ha chiesto loro di testimoniare mediante foto e video la loro esperienza per condividerla con il mondo. Ed ecco come questi ragazzi rispondono alla domanda: “Ma cosa ci fate un mese in missione?”

 

GHANA

«Ma cosa siete andati a fare per un mese in Ghana?»

È quello che mi ha chiesto l’hostess appena atterrati a Milano, un po’ stanca per il faticoso viaggio fatto di ritardi, cambi di posti e vani tentativi di far spegnere il telefono a passeggeri che facevano finta di non capire. Già, cosa siamo andati a fare? Difficile da riassumere in poche righe, ci provo lo stesso.
Siamo andati a vedere un mondo diverso dal nostro. Un mondo fatto di paesaggi, di natura, di città, di villaggi che finché non vedi non riesci ad immaginare. Un mondo vissuto tutto sulla strada: rossa, polverosa e piena di buche; abitata da bambini che corrono e giocano con poco e niente, da caprette e galline che attraversano senza chiedere il permesso; da donne e uomini di ogni età che entrano fin dentro la macchina per vendere un sacchetto d’acqua fresca o noccioline tostate.
Siamo andati ad imparare il senso dell’accoglienza e della condivisione.Akwaaba”, che in lingua locale significa “benvenuti”, è la parola che ci ha accompagnati fin dal nostro arrivo dai Salesiani ad Accra e poi a Sunyani: accolti in famiglia da persone che fino a quel momento non sapevamo di conoscere e che adesso sentiamo parte di noi; accolti dai ragazzi dell’Holiday Camp che ci correvano incontro appena ci vedevano, ci abbracciavano stretto durante i balletti in salone o ci dicevano “do it for me” durante i laboratori; accolti dalla gente dei villaggi che nemmeno sapremmo riconoscere se incontrassimo di nuovo. E poi abbiamo sperimentato con mano fino a che punto può arrivare la condivisione: non si riescono a contare le volte in cui qualche bambino ci è venuto incontro offrendoci un biscotto, un po’ di riso o una nocciolina (magari già anche mangiucchiata), sapendo che quello era per lui buona parte del pasto della giornata.
Siamo andati a guardare il nostro mondo con gli occhi di un altro mondo. Lo ammetto, sono rimasto senza parole quanto un animatore della Boys Home mi ha chiesto come mai per un giovane europeo fosse possibile fare un mese o un anno di volontariato in Ghana o all’estero, mentre non fosse così per un giovane ghanese. Sì, in qualche modo me la sono cavata e qualcosa gli ho detto… ma so che la vera risposta tanto non c’è. E resta vero quanto ci diceva quella sera “Big Giò”, frate francescano e missionario da più di quarant’anni in Ghana: “Vi siete mai chiesti perché voi siete nati in Italia e loro qui?”
Siamo andati a leggere la storia dalla parte di chi non ha fatto storia. Ancora mi vengono i brividi pensando alla visita al Forte di Elmina a Cape Coast. Eravamo partiti con l’idea di fare un giorno di relax dopo un mese di attività coi ragazzi; siamo venuti via con impressa negli occhi e nel cuore l’immagine dell’oceano visto dalla stretta feritoia della “Porta del non ritorno”, dalla quale per più di tre secoli decine di milioni di schiavi sono passati per salire sulle barche che li portavano in America.
Un mese in missione non ti cambia la vita, ma cambia il modo in cui guardi la tua vita: è ciò che siamo andati a fare, o meglio a vivere in questo mese in Ghana, “corso di esercizi spirituali predicato dai poveri”. E allora capisco perché continua a risuonare nel cuore il ritornello del canto che abbiamo lasciato come saluto alle comunità che ci hanno accolto.

Mani, prendi queste nostre mani,
fanne vita, fanne amore, braccia aperte per ricevere chi è solo.
Cuori, prendi questi nostri cuori
fa’ che siano testimoni che tu chiami ogni uomo a far festa con Dio.

Don Alessandro, Anna, Marco, Martina, Stefania, Rachele, Marco.

ROMANIA Cirescioaia

“Mulțumesc Ciresoaia!”

Due settimane in un piccolo paese che neppure si nota, sfrecciando sulla statale tra auto di grossa cilindrata e carretti con i cavalli: eppure, in questa “città della pietra tagliata”, il contatto vivo con ragazzi, giovani e famiglie, che abitano una terra di contraddizioni e corruzioni del periodo post-comunista, ha segnato profondamente le nostre vite. È bastato partire con la voglia di cambiare sé stessi e lasciare quotidianamente la prima e l’ultima parola a Lui! Proviamo a dirlo con qualche breve “estratto” del nostro diario:
“Mulțumesc! Grazie, la prima parola imparata, che ci ha accompagnati in ogni passo del nostro cammino. Tanti grazie ricevuti, ma tanti detti, ed altrettanti vorremmo dirne ritornando con la memoria a quei giorni.
Grazie perché in una terra che sembra dimenticata da tutti, dove c’è povertà, sporcizia, dove anche l’acqua non sa di acqua, impari che la ricchezza è fatta di altre cose, impari a lasciar cadere le corazze e a farti disarmare dall’amore; impari a guardare con occhi diversi la vita, a mettere Dio al centro di tutto, ad avere il cuore gonfio di amore ma libero e leggero. Impari che essere cristiani significa portare qualcosa che gli uomini cercano in molti modi, eppure non possono darsi da soli. Impari che essere cristiani missionari significa portare una novità ed una verità, il cui segno sono rapporti più umani, segnati da una delicatezza, da una fedeltà, da un’attenzione ed un rispetto che rimangono altrimenti estranei anche agli affetti più naturali”
“La missione è accettare l’Amore che salva: è imparare a riconoscerlo, a viverlo lasciandosi amare e poi, restituirlo gratuitamente, senza nulla in cambio. E’ un Amore che ti parla una lingua straniera, che si legge negli occhi grandi dei bambini: si fa capire con la delicatezza di una mano stretta sul tuo braccio, con l’energia di un sorriso che ti spiazza, anzi, ti spezza. In missione sei in ascolto della più bella e disarmante catechesi che potresti mai vivere: quella tenuta dalla povertà, che ti costringe a scavare nelle tue periferie, nei tuoi vuoti d’amore. Ti scava, fa spazio, spezza il terreno duro, la pietra dei muri che hai innalzato a “difesa” del tuo cuore”
“… siamo arrivati in un posto con delle persone e questo mi ha fatto sentire vivo. Persone che apprezzano i “diversi” che arrivano, che possono arrabbiarsi se parliamo un’altra lingua ma che subito, standoci insieme, cambiano opinione e si divertono con noi. Siamo stati in una cittadina piccola, isolata, ma piena di cose che ci hanno stupito e, in questo posto, ripeto isolato e dimenticato dagli uomini, non è dimenticato da Dio perché ci sono le suore, due preti e qualche animatore in gamba che si butta. E l’arrivo di noi missionari per loro è una manna dal cielo; mentre per noi andare lì è stato proprio un dono da custodire giorno per giorno!
“Gli abitanti di Ciresoaia ci hanno lasciato fin da subito senza fiato, e più la missione andava avanti, più ci capitava di rimanere così, senza parole. Disarmati, come tante volte ci siamo detti durante le nostre condivisioni serali. Eravamo desiderati, e lo capivamo dagli sguardi e dai sorrisi dei bambini, delle suore, dei don, e di tutte le altre persone che abbiamo incontrato e che ci hanno fatto sentire accolti e a casa. E per quanto avessimo voglia di fare ed entusiasmo e ci impegnassimo tutti i giorni a dare il massimo per i bambini e le persone che incontravamo, eravamo consapevoli di ricevere infinitamente di più di quanto davamo!
Quando una persona si innamora, lo fa non solo con il cuore e con la testa, ma anche con tutto il corpo e con tutta l’anima. Mi sono innamorata dei luoghi che abbiamo visto e che abbiamo vissuto, degli occhi e dello sguardo dei bambini, così penetrante, sognante e potente da non aver bisogno di nient’altro per toccare il cielo; Mi sono innamorata dei suoni che caratterizzavano Cireşoaia… Mi sono innamorata dei sapori dei pasti che le Suore cucinavano per noi perché ciò che li rendeva speciali era l’amore e la cura con cui li preparavano. Mi sono innamorata degli odori, da quelli più dolci dei fiori nel giardino della casa, a quelli più “sgradevoli” di alcuni bambini perché di quello poco ti importava. Mi sono innamorata del tocco delle loro manine sul mio corpo… Quelle mani che mi tenevano stretta e mi sorreggevano, le stesse mani che non mi lasciavano andare.
Nonostante più piccoli, erano più forti e grandi di un gigante e mi davano la forza per stare in piedi perché quelle mani, le Sue mani, mi hanno insegnato a camminare. Lui che mi teneva in braccio anche quando io non riuscivo a muovermi e mi teneva la mano anche quando la strada non era quella scelta da Lui, ma da me”

Don Fabio, Carlo, Paola, Daniela, Francesca, Elena

ROMANIA Bacau – Horgesti

“Oltre le nostre logiche, l’Amore di Dio”

Palazzi grigi, tutti uguali. Grigio cemento, quel colore che annulla tutto il tuo entusiasmo. Palazzi che portano il peso di una storia, di un passato difficile da dimenticare. E a fianco grandi centri commerciali, scintillanti, colorati, ingannevoli. Qua e là le cupole delle chiese ortodosse..
Prati e alberi. Carretti tirati da cavalli in mezzo al verde su strade dissestate. Odore di campagna e palizzate di legno. Qua e là pozzi per il bene primario che non arriva in tutte le case: l’acqua. E tutto il paese gira intorno alla grande chiesa parrocchiale.
Sembrano due universi diversi e infatti lo sono. Il primo si chiama Bacau, città della Moldavia (da non confondere con la Repubblica di Moldova..), città che mostra tutta la sua storia sotto il regime comunista e che sta provando a vestirsi all’occidentale, facendo l’occhiolino all’Europa.
Il secondo é Horgesti, villaggio rurale a 35km da Bacau, che d’estate vede raddoppiare i suoi abitanti con i rientri dei tanti che sono partiti per il mondo alla ricerca di fortuna.
Ci siamo dovuti dividere tra questi due universi per due settimane, scoprendo e vivendo le loro gioie e i loro segni di speranza, così come le loro sofferenze e le loro croci.
A Bacau abbiamo conosciuto il volto dell’apparenza. Sembra di passeggiare per una delle nostre città. Il costo della vita é anche più basso, non di molto ma lo è. Poi scopri che lo stipendio medio é di ⅓ rispetto a i nostri. Scopri che la regola é la corruzione e non la giustizia. Scopri che i giovani non sono una priorità per nessuno e che i bambini non hanno nessuno che pensi a loro. Per non parlare di chi vive sofferenze più grandi come orfani o portatori di Handicap. Ma abbiamo visto anche il volto bello della Chiesa, della carità. Don Bosco a Bacau é più vivo che mai! I giovani di tutta la città sanno che c’è un luogo amico, una casa pronta ad accoglierli. È stato difficile per noi incontrare in missione una realtà così bella e viva. É stato l’insegnamento più grande: missione non è insegnare, non è fare: é stare, é condividere, é rinunciare al mio tempo e al mio spazio per far entrare qualcun altro nel mio tempo e nel mio spazio. Ascoltare, giocare, ridere e scherzare. Entrare in relazione con i bambini ma soprattutto con i giovani, per farli sentire importanti, per dare loro la stessa dignità che abbiamo noi: quella di essere figli di Dio.
E questo è stato il punto di partenza dell’esperienza fatta ad Horgesti. Se a Bacau la povertà é mascherata da tanta apparenza, a Horgesti la tipica genuinità della campagna non nasconde nulla. Bambini con gli stessi abiti tutti i giorni. Maschietti con le scarpe rosa, eredità di una sorella più grande o dono di qualche famiglia amica. La coda per bere tutti dal pozzo del paese, tutti dallo stesso secchio. Se mancavano tante “cose”, di sicuro non mancavano accoglienza ed entusiasmo. Ed è qui che abbiamo riconosciuto la nostra fortuna, la nostra responsabilità nel non sotterrare i talenti che il Signore ci ha affidato.
Il tutto accompagnati dalla Parola di Dio di quei giorni. Il popolo di Israele che decide di costruirsi un dio tutto suo, che risponda alle sue logiche e ai suoi tempi. Un Dio che perdona e dona l’ennesima possibilità. Abbiamo scoperto che la logica dell’amore di Dio è più ampia delle nostre povertà. Che condividere tempo non è sprecarlo. Che dare dignità è più importante che costruire muri. Che la povertà è la nostra possibilità di mettere al servizio dell’altro i talenti che il Signore ci ha donato.

Agostino, Mary, Federica, Giulia, Francesca, Sara, Elena.

CATANIA

“ … E abbiamo trovato noi”

È già trascorso più di un mese da quel martedì 1 agosto, in cui siamo partiti alla volta di Catania. Da subito abbiamo formato un bel gruppo, molto eterogeneo ma unito! Eravamo 4 ragazze e 3 ragazzi, universitari e giovani lavoratori, accompagnati da due giovani famiglie, entrambe con un bimbo al seguito. Ed è stata proprio “famiglia” la nostra parola d’ordine! Sia nella preparazione, sia nell’esperienza stessa alla Playa.
Siamo partiti a inizio agosto, tutti con un’idea diversa su cosa avremmo fatto una volta là, e su come dovesse essere e funzionare un centro di prima accoglienza per migranti minori… Un’idea comune però c’era, l’andare lì per accogliere questi ragazzi e per insegnar loro qualcosa. Ebbene, non è stato proprio così… anzi! Sono stati i ragazzi ad accogliere noi e ad insegnarci tantissime cose!
La Colonia Don Bosco di Catania è un incredibile crocevia di incontri, il cui punto di forza sta nelle diversità. Il mare fa da collegamento tra mondi completamente diversi: è il mare che tanti catanesi raggiungono per potersi godere di un po’ di relax, ma è anche il mare che i ragazzi del centro hanno attraversato per arrivare fin qua. Alla Colonia si incontrano ragazzi e bambini che giocano e ballano durante il grest, ma anche famiglie in vacanza, disabili che possono godersi il mare senza sentirsi giudicati, e ragazzi africani e bengalesi che, dopo mesi di viaggio, hanno finalmente un po’ di tranquillità ed un posto in cui possono sentirsi a casa. E la cosa più bella è che, in questo strano e incredibile mix, sono proprio i ragazzi a fare in modo che il posto sia casa che accoglie, dando una mano con le pulizie e lavorando al lido… perché “chi viene accolto, accoglie”, ci ha detto Cinzia, la responsabile del centro, quando siamo arrivati…
Il nostro compito era quello di insegnare l’italiano ai ragazzi e di intrattenerli con dei laboratori nel pomeriggio… però non poteva bastarci! Abbiamo perciò scelto di farlo in un certo modo, avendo un obiettivo: costruire relazioni. E in questo i ragazzi ci hanno aiutato molto! Una cosa che mi ha colpita tantissimo è che, tra loro, si chiamano e si considerano fratelli, qualunque sia la provenienza dell’altro. E anche per noi sono diventati dei fratelli.
Come dicevo, abbiamo cercato di essere una grande famiglia, e in una famiglia si vive insieme. Abbiamo vissuto con loro, condividendo tanti momenti di vita quotidiana e vivendo la loro “giornata tipo”. Al mattino c’era la scuola di italiano e ciascuno di noi si è preso a carico uno o più ragazzi, per fare in modo che questa lingua per loro estranea, lo fosse un po’ meno… Nel pomeriggio invece si alternavano due momenti: prima della merenda ci dividevamo in tre gruppi per i laboratori (fotografia, teatro ed espressività, braccialetti e scooby-doo) e dopo merenda ognuno poteva darsi all’attività che più preferiva: calcio, basket, beach volley, musica, corsa, passeggiate sulla spiaggia, un tuffo in mare… insomma, non ci si poteva annoiare!
Alla sera, quando non c’erano attività organizzate, era bello salire sul grande terrazzo sopra la struttura, per fare due parole o per stare in silenzio a guardare le stelle cadenti. Questi momenti di semplicità sono stati quelli che più hanno rafforzato le amicizie che si sono create.
Una sera, su quel terrazzo, è salito un ragazzo arrivato pochi giorni prima qui in Italia, dopo 4 mesi di viaggio. Mi ricorderò sempre la sua camminata spensierata e il suo urlare al Cielo che “la vie est belle!”, sorridendo a 32 denti. Quel sorriso e quell’affermazione sono stati disarmanti. Sono stati uno schiaffo che mi ha risvegliata dall’apatia con cui fin troppe volte mi ritrovo a convivere. Mi hanno aperto davvero gli occhi, mettendo a nudo tutti i miei parametri, facendomi capire che forse devo cambiare il mio modo di guardare le cose.
Infine, uno dei doni più grandi di quest’esperienza è stato poterla vivere con due bambini. Gli occhi di Detta e Mimì ci hanno fatto guardare le cose da una prospettiva diversa e con una semplicità che solo i bambini hanno. Ci hanno insegnato che le diversità esistono solo se sei tu che vuoi vederle; che a volte siamo noi a costruirci mille barriere, mentre sarebbe molto più semplice costruire ponti.
Siamo stati solo dei passanti nelle vite di quei 60 ragazzi, ma ciascuno di loro ha lasciato in noi un segno indelebile, che non sarà facile nascondere o dimenticare. Siamo andati a trovare loro e abbiamo trovato noi. E per questo non possiamo che dire Grazie.

Giuseppe, Federica, Benedetta, Tony, Veronica, Michele, Matteo, Alessandro, Federica, Fabiola, Luca, Agnese, Maria Rita

BENIN – Cotonou

“Una sfida continua”

Difficile riassumere tutto in poche righe…
il tempo sembra volato, ma ripensando ai luoghi e alle persone sembra di esserci sempre stati. La nostra attività non è stata molto utile per chi ci ha accolto, quanto invece lo è stata per noi.
A Cotonou…
abbiamo potuto sperimentare la vita di una città africana che sembra tanto lontana, mentre affronta ogni giorno problemi simili ai nostri: il minimo interesse dello Stato nel campo sociale, la corruzione politica e gli interessi economici che prevalgono sul benessere della popolazione.
Abbiamo partecipato al caos della città, viaggiando nel traffico con i mototaxi o camminando nel mercato circondato da spazzatura.
Abbiamo condiviso tempo, giochi, sorrisi e abbracci con le ragazze ospitate nel Foyer della comunità, con le bambine alla Barac, dove si riposavano ogni tanto durante il loro lavoro al mercato, e con i piccoli della Maison du Soleil, mentre le mamme partecipavano ai corsi professionali. Abbiamo visto le numerosissime attività della missione, attraverso gli occhi di chi ci lavora ogni giorno con fatica e passione.
Abbiamo vissuto in una comunità mai stanca di accogliere, in un continuo via vai di una quotidianità imprevedibile, ma costante nella preghiera.
Ripercorrendo il cammino degli schiavi abbiamo sentito la responsabilità della nostra cultura, che ancora oggi sfrutta e reputa inferiore la popolazione africana.
E ora la sfida è mantenere ciò che abbiamo vissuto nella nostra quotidianità per trasmettere la stessa semplicità e l’entusiasmo a chi incontriamo.

Grazie per averci accompagnato con la preghiera e l’affetto.

sr Giuseppina, Elisa, Elisa, Elisabetta, Chiara, Serena

 

Il corso organizzato dall’equipe dell’Animazione Missionaria Salesiana è un percorso di due anni dedicato ai temi della mondialità. Il primo anno è di preparazione all’esperienza estiva, non obbligatoria, in terra di missione. Il secondo anno continua il percorso missionario con la proposta di attività di volontariato e formazione.

L’incontro iniziale sarà Domenica 8 Ottobre 2017 dalle ore 16.00 alle 22.00 in Piazza Maria Ausiliatrice, 35 a Torino.

8 settembre: le Prime professioni in Basilica

Nel pomeriggio dell’ 8 di settembre, presso la Basilica di Maria Ausiliatrice, nella giornata della Natività della Beata Vergine Maria, i novizi salesiani del Noviziato di Pinerolo concluderanno questo iniziale momento di formazione alla vita religiosa, con la loro Prima Professione. A celebrare la solenne Eucaristia sarà don Francesco Cereda, Vicario del Rettor Maggiore.

Qui di seguito la lettere invito dei novizi e la locandina con il programma:

Carissimi confratelli, care comunità.

Ci farebbe grande piacere invitarvi alla nostra 1° professione religiosa, che si terrà presso la Basilica di Maria Ausiliatrice a Valdocco, l’8 settembre 2017 alle ore 15:30, nel ricordo della Natività di Maria. Vi chiediamo di accompagnarci fin d’ora nella preghiera, affinché possiamo essere pronti per donarci totalmente al Signore, sulle orme di don Bosco.

Grazie di tutto

Giornata del Cooperatore – 2017

Congresso annuale “Giornata del Cooperatore”

Domenica 17 settembre 2017

al Colle Don Bosco 
Iscrizioni entro il 05/09/2017

E’ prevista l’animazione per i bambini!!!

 

Orario  della giornata:

9,00    accoglienza
9,30    preghiera delle Lodi
10,00  intervento del relatore – don Claudio Belfiore SDB
11,00   lavori di gruppo
12,15    condivisione in plenaria
13,00   pranzo al sacco
14,30   recita del S. Rosario
15,00   celebrazione S. Messa con MGS

 

 

 

1 e 2 Settembre: Appuntamenti di Inizio anno Pastorale

Nella pomeriggio del 1 settembre e nella mattinata del 2 settembre, si terranno a Valdocco gli oramai tradizionali appuntamenti di Inizio Anno Pastorale.

La prima giornata sarà dedicata all’incontro dei Consigli delle CEP (Comunità Educative Pastorali) delle diverse opere, mentre il giorno successivo sarà l’occasione di ritrovo per tutti i confratelli dell’Ispettoria nella Assemblea Ispettoriale.

Il programma della due giorni è il seguente:

Venerdì 1 settembre 2017 – Valdocco
CONSIGLI DELLE CEP

Ore 14.30: preghiera e inizio lavori

Ore 15.00: “I giovani: sono diversi dai giovani di una volta? Quali sfide pongono alle nostre comunità?” – don Vincenzo Salerno (Direttore del dipartimento di Pedagogia sociale dello IUSVE – Direttore della Comunità per adolescenti ‘La Viarte’ di Santa Maria La Longa)

Ore 16.00: dibattito e confronto

Ore 16.30: pausa

Ore 17.00: confronto guidato divisi per case

Ore 18,45: Conclusioni dell’Ispettore

Ore 19,10: Vespri

Ore 19,30: Cena

Sabato 2 settembre 2017 – Valdocco
ASSEMBLEA DEI CONFRATELLI

Ore 09.00: preghiera e inizio lavori

Ore 09.30: “Il Sinodo e il cammino della Chiesa Italiana” – don Michele Falabretti  (direttore dell’ufficio CEI di Pastorale giovanile)

Ore 10.30: dibattito e confronto

Ore 11.00: pausa

Ore 11.30: incontro con l’Ispettore

Ore 12.30: pranzo

Riconsegna Reliquia di Don Bosco (16/08/2017)

In una calorosa e festante cornice di fedeli  radunatasi al Colle don Bosco per festeggiare il compleanno del Santo dei Giovani, è avvenuta la cerimonia della riconsegna della Reliquia di don Bosco da parte dell’Arma dei Carabinieri nelle mani del Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, decimo successore di don Bosco.

Hanno partecipato alla cerimonia i giovani di tutta Europa che concludevano la settimana del Confronto Europeo del Movimento Giovanile Salesiano proprio al Colle don Bosco.

Articolo apparso su La Stampa di Giovedì 17 Agosto (edizione di Asti)

Articolo apparso su Avvenire di Giovedì 17 Agosto

A seguire le immagini dell’evento.

“Signore, dammi di quest’acqua” – Strenna 2018

E’ uscita, in allegato pdf, la presentazione della Strenna 2018 «Signore, dammi di quest’acqua” (Gv 4,15).

«Coltiviamo l’arte di ascoltare e di accompagnare.

«Sintesi – riassunto di quella che sarà la presentazione della Strenna, che si invierà alla fine di quest’anno. Premetto che questo non è il commento alla Strenna 2018; qui mi limito solo ad offrire alcune piste. La frase sintesi della strenna corrisponde alla vibrante richiesta che la donna Samaritana rivolge a Gesù presso il pozzo di Giacobbe. Nell’incontro con Lui la donna si sente ascoltata, rispettata e apprezzata; ed ecco che il suo cuore la spinge a chiedere qualcosa di più prezioso: “Signore, dammi di quest’acqua” (l’acqua di vita piena, che mi stai offrendo).

Seguendo il filo conduttore di questo brano evangelico, mettiamo in evidenza, nella prospettiva del prossimo Sinodo dei Vescovi («I Giovani, la Fede e il Discernimento Vocazionale»), l’importanza che ha, per tutta la nostra Famiglia salesiana e per la sua missione nel mondo, coltivare l’arte preziosa dell’ascolto e dell’accompagnamento, con le condizioni che devono essere assicurate, le esigenze e il servizio che comporta in se stesso, sia l’ascoltare che l’accompagnare, nel cammino della crescita personale cristiana e vocazionale.»

don Ángel Fernández Artime (X successore di don Bosco)