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La Voce E Il Tempo: arriva la nuova rubrica che dà voce ai penitenziari torinesi

Il prossimo numero de “La Voce e il Tempo” del 24 Giugno 2018 sarà arricchito da una nuova rubrica, a cura di Marina Lomunno, che darà spazio e “voce” a chi quotidianamente vive, a diverso titolo, dietro le sbarre.

Ecco l’articolo di presentazione:

 

NUMERO, NELLA FESTA LITURGICA DI SAN CAFASSO PATRONO DEI DETENUTI,
IL NOSTRO GIORNALE DÀ VOCE AI PENITENZIARI TORINESI

CARCERE
Giulia di Barolo torna dietro le sbarre

«Il Cafasso raccomandava ai volontari ‘di dimostrare stima ai detenuti, di trattarli bene, da galantuomini, con dolcezza e carità, senza offendersi se maltrattati, e soprattutto senza mai denunciarli ai custodi per comportamenti scorretti’». Giuseppe Tuninetti, San Giuseppe Cafasso, Elledici, Biografie, Torino 2010) .
Il giornale inaugura questa settimana la rubrica «La Voce dentro» perché il 23 giugno la Chiesa ricorda, nella liturgia, san Giuseppe Cafasso, «il prete della forca», come ricorda il monumento a lui dedicato al «rondò» di corso Regina, crocicchio delle opere dei santi sociali torinesi (don Bosco, Cottolengo, Murialdo, Giulia e Tancredi di Barolo…). Con queste pagine il nostro giornale desidera entrare «dentro» le carceri torinesi («Lorusso e Cutugno» e «Ferrante Aporti») e dare «Voce» a chi vive dietro le sbarre a diverso titolo.

I detenuti innanzi tutto, ma anche gli agenti penitenziari, i volontari, gli educatori, i diversi operatori, i cappellani, l’amministrazione, la direzione: insomma tutto l’ambiente carcerario che più volte il nostro Arcivescovo e i suoi predecessori hanno indicato come «uno spicchio della nostra comunità diocesana» e, come tale, parte integrante delle nostre attenzioni pastorali. La nostra rubrica sarà aperta ai contributi di tutti coloro che hanno a cuore il reinserimento nella società dei ristretti – e, se credenti, il dettato evangelico «ero carcerato e siete venuti a trovarmi».

Vogliamo sottolineare questo collegamento con san Giuseppe Cafasso perché egli non fu soltanto un «cappellano dei carcerati» ma anche un maestro del clero, ispiratore di quelle idee e di quelle intuizioni a cui tutti i santi sociali, a cominciare da don Bosco, diedero attuazione.

«Prete della forca» perché accompagnava al patibolo i condannati a morte confortandoli col messaggio di speranza del Vangelo; prete dei più disperati, i detenuti delle prigioni senatorie torinesi, con cui il Cafasso teologo «prete colto» e formatore di sacerdoti trascorreva gran parte delle sue giornate a confortare e, come scrivono i biografi , «trattenendosi fino a tarda notte a confessarli o ad asciugare le loro lacrime». Per questo il 9 aprile 1948 papa Pio XII proclamò Giuseppe Cafasso patrono dei carcerati.

Dicevamo dell’influenza che san Cafasso ebbe nell’ispirare i santi sociali torinesi: fu lui che invitò don Bosco a frequentare «La Generala», oggi il carcere minorile «Ferrante Aporti» dove il santo dei giovani maturò l’idea del «sistema preventivo». E fu proprio il Cafasso il confessore della marchesa Giulia Falletti di Barolo che, insieme al marito Tancredi, poi sindaco di Torino, fece del loro Palazzo un centro di accoglienza e riscatto per «gli scarti della città». Alla marchesa in particolare stavano a cuore i carcerati: narrano i biografi che era tormentata dalle urla delle prigioniere delle carceri senatorie, quelle frequentate dal Cafasso. Giulia si fa nominare Sovrintendente delle carceri delle Forzate, dove riunisce solo le donne, riuscendo a conquistare la loro fiducia, operando per il loro recupero. E di lì la sua opera a favore della dignità dei detenuti che versavano in condizioni penose non si fermò facendo diventare il Palazzo un punto di riferimento per il reinserimento delle recluse nella società.

E proprio in questi giorni, dopo 150 anni, nello spirito di Giulia, l’Opera Barolo è rientrata in carcere: martedì 29 maggio. L’Arcivescovo, attuale presidente dell’Opera (che sulle orme dei marchesi continua ad operare per la promozione delle fasce più deboli della città), ha convocato per la prima volta nella sua storia il Consiglio di amministrazione presso la Casa Circondariale «Lorusso e Cutugno». «Il nostro progetto, fortemente voluto da mons. Nosiglia, è quello di collaborare con
le istituzioni per accelerare i processi di reinserimento dei detenuti» spiega Tiziana Ciampolini, delegata del Distretto sociale dell’Opera Barolo (la «cittadella» fondata dai marchesi nel 1829 e che oggi opera in collaborazione con agenzie del Terzo Settore e con gli Enti locali) «per gli interventi nei penitenziari cittadini nella convinzione – come detta la Costituzione che il carcere, extrema ratio, deve essere luogo dove la pena ha funzione riabilitativa. Per questo abbiamo chiamato i nostri interventi ‘Progetto di giustizia di Comunità’ dove la comunità si attiva tra carità e giustizia. In sinergia con l’Uepe (Ufficio esecuzione penale esterna) sperimenteremo collaborazioni con la rete del mondo del sociale di reinserimento lavorativo, aggregativo per far sentire i detenuti e le detenute una risorsa e non un peso».

«Sono lieto che l’Opera Barolo si sia attivata in questo campo così caro a Giulia che ha sorpreso i suoi amici e concittadini del suo tempo in quanto lei nobile e ricca frequentava le carceri soprattutto femminili subendo anche tante umiliazioni da quelle poverette che vivevano in un ambiente disumano» precisa mons. Nosiglia. «Il suo obiettivo, che è anche oggi il nostro impegno, è salvaguardare e promuovere la dignità della persona che, certo, ha sbagliato, ma ha il diritto di potersi riscattare, per ritrovare vie dicambiamento a servizio della comunità. L’impegno dell’Opera Barolo insieme alla Città, alla Caritas, ai cappellani del carcere e all’amministrazione penitenziaria sarà dunque quello di attivare misure alternative per
l’esecuzione penale, con un proficuo accompagnamento dei detenuti per un reinserimento sociale, mediante disponibilità di alloggi e di lavoro. Ci auguriamo che le comunità cristiane e civili della città siano solidali con questo progetto accogliendo le persone con rispetto amore».

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Camaiore: multata la statua di don Bosco

Si suggerisce la lettura dell’articolo sottostante a cura di Isabella Piaceri della Redazione de “La Nazione” circa l’episodio della trasporto della statua di Don Bosco che, in occasione dei festeggiamenti del 31 gennaio scorso, ha preso una multa per aver violato la ZTL di Camaiore. Buona Lettura!

Multata anche la statua del Santo. Implacabili le telecamere della Ztl

Camaiore, il parroco: “Don Bosco promette di non farlo più”

Camaiore (Lucca), 19 aprile 2018 – Anche i santi vengono “multati” nella zona a traffico limitato in centro storico a Camaiore: la statua di don Giovanni Bosco ha infatti ricevuto in questi giorni la sanzione per posta per aver violato l’area chiusa al traffico. Le telecamere l’hanno ‘beccata’ durante la trasferta da Marignana al centro storico in occasione della festa del 31 gennaio scorso. Per “multa ricevuta” potrebbe dirsi, parafrasando il film di Nino Manfredi: ma qui non si tratta di Sant’ Eusebio, ma di quello puro dei ragazzi e del primo oratorio.

Nessuna pietà, nessuno può sfugge agli obbiettivi che proteggono le strade vietate, nemmeno con l’aureola in testa: senza chiedere i dovuti permessi, il santo è arrivato a bordo di un mezzo motorizzato per poter essere celebrato durante la festa con i ragazzi del catechismo, ma non è sfuggito all’occhio delle telecamere. “Il mezzo che trasportava la statua fino alla porta della Collegiata è stato multato per aver percorso alcuni metri in zona Ztl. Don Bosco è rammaricato per lo sbaglio avvenuto e promette di non farlo più”. Questo il simpatico commento di don Gabriele Di Blasi, il giovane parroco che si occupa dell’oratorio a fianco del priore, monsignor Silvio Righi. Dopo le polemiche scoppiate per le migliaia di multe giunte per posta ai cittadini per la ztl istituita il 15 novembre scorso, dopo che fioccano i ricorsi e l’amministrazione ha decretato un periodo intermedio di ‘condono’ fino a marzo per residenti, motivi di lavoro e urgenze, il parroco ha comunicato sui social l’avventura infrazione.

“Fate del bene a tutti e del male a nessuno” era uno dei motti di don Bosco e quindi il santo, e per lui i suoi ministri terreni, se ne ‘prenderanno cura’ pagando la sanzione con estrema trasparenza. Quello che è giusto, è giusto: figuriamoci per una figura ultraterrena… La giustizia umana perdonerà l’infrazione? Il sindaco Alessandro Del Dotto ha subito messo le mani avanti sostenendo che la multa potrebbe essere ‘tolta’ se presa nel periodo intermedio e con le dovute motivazioni. Che qui esistono vista la sacralità della ricorrenza. Ma l’episodio resta originale, quasi un casuale ossimoro che potrebbe creare un caso in città: multata santità? Oppure santa intransigenza? E don Bosco ricorrerà al Giudice di Pace terreno? La stravagante vicenda non finisce qui.

Lettera del Rettor Maggiore in risposta alla Dichiarazione di Mattarella per la festa di Don Bosco

Si riporta, qui di seguito, la lettera del Rettor Maggiore, don Ángel Fernández Artime, X successore di don Bosco, al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in risposta alla dichiarazione rilasciata dallo stesso in occasione del 130° anniversario della morte di Giovanni Bosco:

Egregio e Illustrissimo Sig. Presidente della Repubblica,

Apprendiamo con gioia dai mezzi di informazione la Dichiarazione che Ella ha divulgato in occasione della Festa liturgica di San Giovanni Bosco, di cui questo 31 gennaio sono ricorsi i 130 anni dalla morte.

Le Sue parole hanno tratteggiato con precisione e con un diffuso affetto la figura del nostro Padre e Santo Fondatore. Il suo impegno sociale e la sua passione evangelizzatrice, rivolti primariamente ai giovani poveri e abbandonati, di cui Lei ha fatto memoria, sono vivi oggi nella nostra Congregazione e nei diversi gruppi della Famiglia Salesiana.

Nostra opera costante è quella, in comunione con le Istituzioni e con la Chiesa, di promuovere spazi e tempi di umanizzazione, di progresso e coesione sociale, di incontro con il messaggio evangelico. Don Bosco ha svolto storicamente la sua opera in quel tempo, ricco e contraddittorio insieme, che ha portato all’Unità d’Italia. Con il suo motto “buoni cristiani ed onesti cittadini” crediamo abbia contribuito a far crescere quel sentimento unico di passione sociale che unifica il popolo italiano da Lei rappresentato, concorrendo altresì a farlo conoscere nei diversi paesi dove l’opera del suo carisma è giunta.

Speriamo ardentemente e operiamo costantemente al fine di non venire meno al compito lasciatoci, fornendo il nostro aiuto a realizzare quello spirito comune, europeo e mondiale, di fratellanza, di solidarietà e di coesione, rivolto al progresso di ogni persona e conseguentemente della società intera.

Cordialmente in Don Bosco,

Don Ángel Fernández Artime

 

Dichiarazione del Presidente della Repubblica

in occasione del 130° anniversario della morte di Giovanni Bosco

In data 31 Gennaio 2018, sul sito del Quirinale è stata pubblicata la dichiarazione del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella in occasione del 130° anniversario della morte di Giovanni Bosco:

«Ricorre oggi il 130° anniversario della morte di Giovanni Bosco, sacerdote fondatore dei Salesiani e delle figlie di Maria Ausiliatrice, educatore che la società italiana ha avuto modo di apprezzare per l’attenzione ai giovani, per la passione, per l’impegno nell’aiutare tante persone in condizione di avvilente povertà ed emarginazione.

Le umili origini sono state, nella vita di Don Bosco, una radice dalla quale ha tratto permanente orientamento. La sua intelligenza, le sue doti di socialità, le sue grandi capacità organizzative, ispirate alla testimonianza evangelica, sono state dirette alla realizzazione di opere che hanno raggiunto un gran numero di ragazzi, di bimbi lavoratori, di giovanissimi, offrendo loro spazi preziosi di accoglienza, istruzione, formazione, di solidarietà, di crescita individuale e comunitaria. Seppe fare propria la questione sociale e costruire crescenti spazi di cittadinanza.

In molte parti dell’Italia e del mondo l’impronta di Don Bosco, e delle congregazioni da lui promosse, è tuttora viva. Tanti italiani devono ai Salesiani un pò della loro cultura, della loro formazione di cittadini. La continuità delle opere di Don Bosco rappresenta un contributo alla coesione e al progresso sociale, valori che arricchiscono un Paese, e aiutano l’intera comunità ad affrontare le sfide dei tempi».

Roma, 31 gennaio 2018

L’antidoto ai Neet? Notizie dal 1° oratorio di Don Bosco.

Nella settimana che ha visto i festeggiamenti per Don Bosco, Stefano Di Lullo de “La Voce e Il Tempo” ha raccolto le parole del neo-direttore dell’Oratorio di Valdocco, Don Jack Jankosz.

VALDOCCO – Il «Cortile» è l’antidoto ai Neet

Nella settimana della festa di san Giovanni Bosco il viaggio negli oratori ci porta nel primo oratorio fondato da don Bosco nel 1841: il «Cortile» di Valdocco. Sul campo da calcio, in mezzo ai ragazzi che disputano una partita, incontriamo il direttore don Jacek Jankosz, polacco, già parroco di Trino (Vercelli), succeduto lo scorso settembre a don Gianni Moriondo che ha guidato l’oratorio per 32 anni di apprezzato servizio. «Ogni giorno», evidenzia don Jankosz, «portiamo avanti la missione che don Bosco ci ha affidato attraverso quattro sfide: Casa che accoglie, parrocchia che evangelizza, scuola che avvia alla vita, cortile dove incontrarsi tra amici». «La missione del cortile di Valdocco è proprio quella di accompagnare ciascun ragazzo», prosegue, «soprattutto quelli più fragili e ‘difficili’, in modo che facciano fruttare i propri carismi e prendano in
mano la propria vita. È nostro compito, della comunità, fare in modo che non esistano ‘neet’». In oratorio convivono ogni giorno ragazzi italiani stranieri, di diverse religioni e ceti sociali. «La santità», sottolinea don Jankosz, «come diceva san Francesco di Sales, è la meta che risolve tutti i problemi di convivenza. È la meta che siamo chiamati a mostrare a tutti i ragazzi. Anche nella religione islamica è ben presente il concetto di santità, di modello cui tendere. Se c’è questa prospettiva tutto viene
gestito bene».
Il cortile di Valdocco è aperto tutti i pomeriggi dalle 15.30 alle 19. Accanto a don Jacek sono presenti suor Silvia, Fi-
glia di Maria Ausiliatrice, due educatori e tre giovani del Servizio civile nazionale che garantiscono un’accoglienza curata a tutto campo. Vengono accolti anche 12 ragazzi del Centro diurno per minori gestito in sinergia con i servizi sociali comunali.

È attivo un servizio di dopo-scuola e viene portato avanti, in rete con la scuola media di Valdocco, il progetto «Provaci ancora Sam» contro la dispersione scolastica. Ci sono poi il gruppo teatrale portato avanti da uno degli educatori, la corale dell’oratorio che anima la Messa festiva delle 11. I gruppi giovani si ritrovano il giovedì sera dalle 18.30 alle 20.30 per un cammino di formazione e condivisione.
L’oratorio lavora in rete con il Centro di Formazione professionale e la scuola media di Valdocco.
C’è poi la proposta sportiva con diverse squadre di calcio, pallavolo e basket e corsi di danza. Nel cortile si ritrova un gruppo di cooperatori salesiani e il gruppo «Ex» formato da famiglie che animano momenti di festa e aggregazione.

 

25 anni di Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/CNOS con un nuovo e-book

Ecco il comunicato stampa di Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/CNOS, l’associazione non profit voluta e guidata da Salesiani d’Italia, che annuncia la pubblicazione di un e-book dal titolo “Cosa ti direbbe lui? 2 – 10 consigli per i giovani alla #DonBosco maniera” per celebrare il 25esimo anno di fondazione della federazione.

 

– COMUNICATO STAMPA –

10 CONSIGLI DI DON BOSCO RILETTI DA 10 EDUCATORI DI OGGI.
UN E-BOOK PER CELEBRARE 25 ANNI ACCANTO AI GIOVANI PIÙ SOLI

(Roma, 25 gennaio 2018) – Dal prossimo 26 gennaio sarà online il nuovo e-book di Salesiani per il Sociale dedicato alla figura di Don Bosco. “Cosa ti direbbe lui? 2 – 10 consigli per i giovani alla #DonBosco maniera” è una pubblicazione voluta e realizzata dall’ufficio nazionale in occasione della festa del santo dei giovani (31 gennaio) e per celebrare il 25esimo anno di fondazione della federazione. Dieci suggerimenti indirizzati a ragazzi e ragazze d’oggi, riletti in chiave moderna e corredati da canzoni e cortometraggi contemporanei.
Una seconda edizione che non si è fermata a collezionare le citazioni più celebri di San Giovanni Bosco ma è partita da queste per attualizzare dieci imperativi che oggi il santo di Torino avrebbe rivolto ad ogni giovane. La novità di quest’anno è che a scrivere i commenti alle citazioni sono stati dieci educatori di case famiglia e oratori sparsi in tutta Italia: Catania, Casale Monferrato, Cisternino, Torre Annunziata, Verona, Roma, Arese, Prato, Camporeale e Corigliano d’Otranto. «In un Paese in cui i dati sulla povertà educativa minorile sono sempre più allarmanti – si legge nella presentazione – abbiamo voluto dar voce a chi con occhio attento e professionale, vive ogni giorno con questi giovani, incrocia i loro sguardi, li ascolta, e affronta le loro difficoltà. È attraverso il loro impegno che il “sistema preventivo” di Don Bosco prende forma e sostanza, ancora oggi».
“Cosa ti direbbe lui? 2” si inserisce all’interno di due eventi importanti: il 25esimo anno di attività di Salesiani per il Sociale e il Sinodo del prossimo ottobre, indetto da Papa Francesco e con al centro proprio i giovani. Per questo motivo la prefazione è stata curata da don Michele Falabretti, responsabile dell’ufficio nazionale di pastorale giovanile della CEI. «Nessuno di noi ha avuto la fortuna di stringere la mano a San Giovanni Bosco o di vederlo all’opera nel cortile di Valdocco – afferma Falabretti – ma è come se lo avessimo fatto. Don Bosco ci ha, infatti, lasciato la sua storia e qualcosa di scritto: recuperare le sue parole, ci aiuta a tenerlo vicino e a percepire che la sua passione educativa non si è mai spenta. Chiunque viva l’esperienza dell’oratorio non ha potuto, almeno una volta nella vita, evitare di chiedersi: “se fosse qui, cosa direbbe”?».
L’ebook è stato curato da Mariana Ciavarro, pedagogista sociale e cooperatrice salesiana.
La copertina è stata, invece, realizzata dall’illustratrice d’infanzia Stefania Gagliano. L’ebook è scaricabile gratuitamente all’indirizzo www.salesianiperilsociale.it/ebook-consigli in formato epub (per lettori di libri digitali) o in pdf (per dispositivi Windows o Macintosh).

 

 

“Un caffè da sogno” a Valdocco

Una iniziativa originale, intesa a preparare il cuore alla festa di don Bosco del 31 gennaio, quella che si terrà presso il Bar della Basilica.

Alle ore 8:15 di mercoledì 17 e 24 gennaio, Don Bruno Ferrero, direttore del Bollettino Salesiano, intratterrà gli astanti che in quel momento stanno consumando la loro colazione o il loro caffè, con il racconto di uno dei sogni di Don Bosco.

Un modo diverso per iniziare la giornata.

Viaggio in Cisgiordania e nella “casa del pane” salesiana

Terra Santa, giovani e un forno: questi gli ingredienti principali che videro l’inizio del lavoro instancabile di don Antonio Belloni che, con l’appoggio dell’amico Don Bosco, avviò un progetto – che ancora oggi resiste con Padre Piergiorgio Gianazza –  in quelle terre profondamente dilaniate dai conflitti.

Qui di seguito viene riportato integralmente l’articolo de “La Stampa” a cura della giornalista Cristina Uguccioni, che ripercorre le tappe principali di questa storia, testimoniando una convivenza sana tra religione, fratellanza e pace.

Betlemme e quel forno che unisce cristiani e musulmani
Storie di convivenza tra credenti in Cristo e islamici. Viaggio in Cisgiordania, dove i salesiani accompagnano e sostengono la popolazione rafforzando i legami fra le due comunità

Questa storia – che segue le tracce del buon seme della prossimità in un’area del mondo segnata da tensioni e conflitti – inizia nella seconda metà dell’Ottocento quando don Antonio Belloni, sacerdote ligure, parte in missione per la Terra Santa. Qui fonda una piccola congregazione impegnata nell’educazione dei giovani e apre alcune strutture in tre località. A Betlemme inaugura un grande orfanotrofio, in cui i bambini iniziano a vivere e studiare, e un forno per garantire il sostentamento dell’opera. Passano gli anni e, desiderando assicurare continuità alla propria congregazione, il sacerdote comincia a coltivare il desiderio di unirsi ai salesiani. Manifesta il proposito all’amico don Bosco, che acconsente. Nel 1891 i primi salesiani giungono in Terra Santa e si mettono al lavoro insieme a don Belloni.

Molte opere, un solo fine
Oggi in Palestina i salesiani (di una decina di nazionalità) continuano a operare nelle strutture ereditate dal sacerdote ligure e ne hanno fondate di nuove. A Betlemme l’orfanotrofio, che non ha più studenti interni, è una scuola professionale: 150 ragazzi dai 15 ai 18 anni seguono i corsi triennali mentre 160 dai 18 ai 30 anni frequentano quelli rapidi, della durata di un anno. È stato aperto un grande oratorio al quale si sono poi aggiunti un museo del presepio e un centro artistico per la produzione di manufatti in madreperla, ulivo e ceramica realizzati secondo la tradizione locale. Intanto, ininterrottamente dalla fine dell’Ottocento, il forno continua a offrire buon pane. Molte attività, un solo fine: educare i giovani preparandoli ad affrontare la vita, rafforzare il legame sociale, sostenere la popolazione prendendosi cura di chi ha più bisogno.

I buoni rapporti
«Qui a Betlemme, dove i cristiani costituiscono il 33% della popolazione (sono circa 12.000 persone), le nostre opere sono frequentate da giovani cristiani e musulmani (in maggioranza) e vi lavorano persone di entrambe le religioni. La convivenza è sempre stata buona e sono nati anche rapporti di sincera amicizia», racconta padre Piergiorgio Gianazza: 72 anni (di cui 56 trascorsi in Medio Oriente), è vice-provinciale dell’ispettoria salesiana del Medio Oriente (che comprende 6 nazioni), vive a Betlemme e insegna teologia dogmatica presso la sezione di Gerusalemme della Facoltà Teologica della Università Pontificia Salesiana di Roma.

Il sistema educativo
I genitori musulmani iscrivono molto volentieri i loro figli alla scuola salesiana, che considerano un polo educativo di eccellenza. «Si sono resi conto che non facciamo distinzioni in base alla fede e mostrano sincero apprezzamento per il sistema educativo di don Bosco i cui pilastri sono ragione, religione e amorevolezza: ossia dialogo e confronto, riconoscimento della dimensione religiosa come dimensione costitutiva dell’essere umano, stile accogliente e premuroso nei rapporti», dice padre Piergiorgio. «I nostri studenti musulmani sono per certi versi i nostri primi missionari fra la gente perché, forti della loro felice esperienza a scuola, sono in grado di smentire quanti continuano a considerare i cristiani dei miscredenti e dei colonizzatori».

L’operatore musulmano
Fra il personale vi è Khader Abdel Qader Dàadara – musulmano, 43 anni, sposato e padre di 5 figli, responsabile delle pulizie della scuola – che racconta: «Mi piace prestare servizio qui: lavoro insieme a un cristiano con il quale vado molto d’accordo, ci aiutiamo reciprocamente. Purtroppo il costo della vita a Betlemme è alto e per me, come per moltissimi miei concittadini, il salario non è mai abbastanza per sostenere le spese familiari. Fra i 50 dipendenti delle opere salesiane le relazioni sono buone, non condizionate né dai ruoli né dalla fede professata. Il rispetto reciproco e l’onesto svolgimento dei propri incarichi sono valori condivisi».

Il buon pane
Fra le opere ereditate da don Belloni vi è forno nel quale, sotto la supervisione dei salesiani, lavorano sei persone. Per lungo tempo questo panificio ha sostenuto principalmente i ragazzi dell’orfanotrofio e poi gli studenti della scuola. È diventato un punto di riferimento per l’intera popolazione a partire dalla seconda Intifada, quando nel 2002 Betlemme visse giorni durissimi, racconta padre Piergiorgio: «Il nostro forno riuscì ad assicurare il pane a tutti, anche gratuitamente; ricordo che si lavorava ininterrottamente giorno e notte. Da allora gran parte della cittadinanza fa la spesa qui e 120 famiglie bisognose della città (di cui ci prendiamo cura) ricevono i nostri prodotti a un prezzo mensile simbolico. Sono lieto che a Betlemme, il cui significato in ebraico è “casa del pane”, vi sia un forno che dà nutrimento alla popolazione e aiuto alle persone più vulnerabili contribuendo a sostenere i legami fra cristiani e musulmani».

La situazione in città
Secondo Khader, questa città, che per secoli è stata abitata da cristiani e musulmani, «si distingue per la tolleranza, il rispetto, la fratellanza tra i fedeli delle due religioni. Cerchiamo la reciproca comprensione e rapporti di buon vicinato. Le conversazioni e le discussioni che avvengono tra noi non sfociano mai in diverbi. Quando noi musulmani sentiamo le campane delle chiese, è come se ascoltassimo il richiamo alla nostra preghiera». E aggiunge: «I miei personali rapporti con i cristiani sono amichevoli. Ci rispettiamo, condividiamo i momenti di gioia e di dolore, cerchiamo sempre di andare d’accordo e di vivere in pace».

I pellegrini cristiani e la decisione di Arafat
In città la convivenza tra i fedeli delle due religioni è pacifica, osserva padre Piergiorgio: «Non si sono mai verificati scontri fra le due comunità né atti di fanatismo. Arafat stabilì che in otto cittadine palestinesi – fra le quali Betlemme – fosse sempre eletto un sindaco cristiano: questa decisione ha indubbiamente favorito rapporti normali fra le due comunità. Anche il continuo afflusso di pellegrini cristiani, che sostengono l’economia locale, e le molte opere educative, sociali, sanitarie edificate dai cristiani a beneficio della popolazione contribuiscono a mantenere il clima disteso. Sono stati inoltre avviati progetti interessanti per rafforzare i legami e promuovere la comprensione reciproca: alcuni intellettuali cristiani e musulmani, ad esempio, hanno dato vita a un gruppo che pubblica una rivista, Al liqà (L’incontro), nella quale ogni argomento è affrontato in modo approfondito dai due punti di vista: è una iniziativa lodevole, alla quale anch’io ho partecipato con alcuni scritti».

Il ruolo delle religioni
«Le persone di religione diversa che vivono autenticamente la loro fede e riescono a vivere insieme nella concordia testimoniano che le religioni promuovono la fratellanza e la pace», sottolinea padre Piergiorgio: «I problemi, purtroppo, sorgono quando le religioni vengono strumentalizzate per fini politici o economici che ne alterano l’essenza». Conclude al riguardo Khader: «Penso che la convivenza pacifica fra persone di fede diversa mostri al mondo che il linguaggio dell’amore, della tolleranza, del perdono e della comprensione fa evitare l’estremismo. Noi qui ci impegniamo a far crescere una nuova generazione, più istruita, più consapevole: ragazzi e ragazze capaci di camminare mano nella mano. Certamente esistono differenze tra musulmani e cristiani tuttavia possediamo principi comuni: la moralità, la legge di Dio».

 

Il sogno di Giovannino raccontato ai bambini è online!

“All’età di nove anni ho fatto un sogno, che mi rimase profonda­mente impresso nella mente per tutta la vita.”

Il sogno dei 9 anni di don Bosco raccontato ai bambini è online ed è scaricabile gratuitamente. Il primo e-colourbook, ideato da Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/CNOS e raccontato per immagini da Stefania Gagliano, illustratrice d’infanzia, pensato per i più piccoli, da leggere e colorare. Un racconto diviso in otto tavole illustrate per ripercorrere il sogno che San Giovanni Bosco fece all’età di 9 anni e che sarebbe poi diventato linea guida per tutta la sua vita trascorsa con e per i giovani. Non un semplice album da stampare e colorare ma uno strumento educativo per far conoscere ai bambini ,ma anche agli adulti, un sogno in cui il bene trionfa sul male.

Non c’è alcuna indicazione su come colorare, e nemmeno particolari suggerimenti sulla copertina – racconta l’illustratrice Stefania Gaglianoquesto perché i veri interpreti di questo strumento saranno loro, i bambini! Solo leggendo (o magari ascoltando il racconto letto da mamma e papà) il bambino saprà che probabilmente gli animali feroci saranno scuri e cupi, che la Madonna sarà candida e luminosa (come la bontà che irradia) e che Giovannino si confonderà con i colori dei prati e delle vigne della prima tavola. La palette di colori che ciascun bambino avrà a disposizione sarà la sua personale interpretazione ed associazione di pensieri e immagini.”

Don Bosco ed i sogni sono un binomio inscindibile che caratterizza il Santo dei giovani. “Nel ‘sogno dei 9 anni’ Gesù e Maria indicano a Giovanni, per grandi linee, la sua missione: il campo di lavoro (la gioventù povera ed abbandonata); il metodo educativo (non con le percosse ma con carità e mansuetudine); l’atteggiamento da assumere (renditi umile forte e robusto); la maestra e sostegno (Maria Ausiliatrice); i frutti di questo impegno (la trasformazione da lupi in agnelli). Tutti noi abbiamo dei sogni che portiamo nel cuore, e nostro compito è proprio quello di comprenderli e renderli concreti seguendo ciò che il Signore ci indica” queste le parole di Don Giovanni D’Andrea Presidente di Salesiani per il Sociale – Federazione SCS/CNOS

Stefania Gagliano, 30 anni, illustratrice d’infanzia. Vive in Sicilia dove è animatrice e salesiana cooperatrice dall’agosto 2016. Insieme a Salesiani per il Sociale ha realizzato “Cosa ti direbbe lui? 30 cit.Azioni alla #DonBosco maniera” (2017). «Le illustrazioni che immagino mi accompagnano sempre sulle nuvole come un funambolo e, appena riesco a poggiare i piedi a terra, trasformo tutto ciò che vedo in disegni, storie e filastrocche».

 

 

Don Bocci nuovo direttore generale della Elledici: fedeli al carisma di don Bosco

Riportiamo la notizia pubblicata su Avvenire del 7 Luglio riguardante la nomina di don Valerio Bocci a nuovo direttore generale della casa editrice Elledici:

Don Bocci nuovo direttore generale della Elledici: fedeli al carisma di don Bosco

l superiore dei salesiani di Piemonte, Valle d’Aosta e Lituania, don Enrico Stasi, ha nominato don Valerio Bocci nuovo direttore generale dell’editrice Elledici, continuando a svolgere la carica di direttore editoriale della nota editrice dei salesiani d’Italia. Don Bocci, laureato in catechetica, ha diretto per ventuno anni la rivista per ragazzi “Mondo Erre” ed è autore di numerosi sussidi catechistici per la formazione alla fede dei più giovani. Da aprile è stato eletto membro del Consiglio di presidenza della Uelci (Unione editori e librai cattolici italiani). «La Elledici è un marchio storico, connotato da una precisa identità – afferma il nuovo direttore generale –. Fedeli al carisma di don Bosco, continueremo a diffondere buone letture per la formazione dei più giovani, come il santo di Valdocco desiderava per i suoi ragazzi».

Antonio Carriero

(www.avvenire.it)

 

CS – Ritrovamento della reliquia di Don Bosco

Salesiani don Bosco

SALESIANI DI DON BOSCO

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CIRCOSCRIZIONE MARIA AUSILIATRICE
PIEMONTE E VALLE D’AOSTA

Ufficio Stampa
“Salesiani Piemonte e Valle d’Aosta”
Don Moreno Filipetto

COMUNICATO STAMPA
Torino, 15 Giugno 2017

Gentile collega,​

con grande gioia, riceviamo ed inoltriamo il comunicato stampa del Comando Provinciale dei Carabinieri Asti che informa dell’avvenuto ritrovamento della reliquia di Don Bosco, sottratta dalla Basilica Inferiore del Colle don Bosco nella serata del 2 giugno del mese corrente.

Don Enrico Stasi, Ispettore dei Salesiani del Piemonte e della Valle d’Aosta, commenta così la felice notizia:
“Desidero innanzitutto esprimere il più vivo ringraziamento e riconoscenza per la Magistratura, l’Arma dei Carabinieri tutta,e per tutti coloro che hanno contribuito alla positiva soluzione di questa spiacevole vicenda. E’ un sollievo per i Salesiani, per la Chiesa di Torino e per i tanti amici di Don Bosco sparsi nel mondo che hanno copiosamente mostrato,  in questo periodo, la loro vicinanza.
L’occasione della restituzione e del ritorno della reliquia nella sua originaria collocazione sarà per noi e i fedeli un ulteriore segno di benevolenza e di benedizione di Don Bosco nei riguardi di coloro che continuano a tenere vivo il Suo spirito nel mondo.”

Si ringraziano in modo particolare, il Comandante della Legione Carabinieri Piemonte e Valle d’Aosta, Generale di Divisione Mariano Mossa, il Comandante Provinciale di Asti, Tenente Colonnello Bernardino Vagnoni, e il Comandante Compagnia di Villanova d’Asti, Capitano Gianfranco Pino.

Ufficio Stampa
“Salesiani Piemonte e Valle d’Aosta”
Don Moreno Filipetto

 

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LEGIONE CARABINIERI “PIEMONTE E VALLE D’AOSTA”
Comando Provinciale Carabinieri Asti
 

 
 
                                          Villanova d’Asti, 15 giugno 2017     
 
  
COMUNICATO STAMPA
 
 
Lo scorso 02 giugno alle h 20:30 circa, il sacrestano del Colle Don Bosco di Castelnuovo, in provincia di Asti, ha constatato il trafugamento della reliquia di San Giovanni Bosco dal retro absidale della Basilica inferiore. 
Gli inquirenti, attivati immediatamente dal personale della Basilica, hanno fin dai primi istanti raccolto tutti gli elementi utili ai fini delle indagini riuscendo a restringere l’orario di commissione del furto tra le ore 18:00 e le 20:20 precedenti, sfruttando un brevissimo lasso di tempo nel quale il flusso di pellegrini era ridotto. Il ladro, con un gesto atletico, è riuscito a scavalcare la parete di cristallo posta a protezione del reliquiario, a sollevare la copertura della struttura sotto cui era custodito, asportandone il coperchio e l’ampolla in vetro, dentro la quale era conservata la reliquia.
 
È stata la tenacia dei Carabinieri del Comando Compagnia di Villanova d’Asti sotto la esperta direzione della Dottoressa Laura Deodato, Sost. Procuratore (già nota per aver sapientemente condotto le indagini del caso Elena CESTE) che ha permesso di raggiungere il difficile risultato di ritrovare la preziosa reliquia insigne.
Le indagini, sono state espletate con metodo classico e di estrema importanza si è rivelato il primo sopralluogo ed i rilievi tecnici effettuati dal personale del Nucleo Operativo della Compagnia di Villanova d’Asti che è riuscito ad esaltare le impronte che hanno infine dato un volto all’autore del gesto attraverso i Carabinieri del RIS di Parma.
Altrettanto determinante, almeno nei momenti iniziali, è stato il corale contributo offerto dai Comandi Stazione Carabinieri presenti sul territorio che, forti della consolidata e profonda conoscenza dei cittadini e dei luoghi hanno fornito fin da subito elementi informativi utili alle indagini. 
La presenza dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, giunti a fornire supporto ai colleghi della linea territoriale, è stata importante per l’individuazione del luogo dove il ladro, C.G. 42enne italiano, già noto alle forze dell’ordine risiedeva con la compagna, incensurata.
Fin dai primi momenti non è stata scartata nessuna pista ed alla fine, dopo ore di osservazione, pedinamenti,  attività di analisi e visione di innumerevoli filmati di sicurezza della struttura religiosa e dei Comuni vicini a Castelnuovo, si è riusciti a giungere all’intervento, in esecuzione al decreto di perquisizione emesso dalla Procura della Repubblica di Asti, scattato alle prime luci dell’alba di oggi a Pinerolo – al quale è stato dato supporto ai militari del Comando Compagnia di Villanova d’Asti anche da parte del personale del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Torino, del Nucleo Investigativo e di quello Operativo di Asti, del Nucleo Carabinieri Cinofili, del Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Pinerolo e degli uomini della Sezione di P.G. della Procura della Repubblica astigiana – nel corso del quale è stata rinvenuta l’ampolla reliquiaria perfettamente conservata (con intatti i sigilli della Congregazione Salesiana) assieme ad altri elementi utili alle indagini ai fini comparativi con le ulteriori tracce lasciate sulla scena del crimine.
La reliquia era occultata in una teiera in rame posta in un armadietto della cucina dell’abitazione.
A quanto pare le ragioni del furto non risiedono né a volontà di chiedere un riscatto e neppure ad una ordinazione di qualche collezionista, ma semplicemente all’erronea convinzione che il coperchio della teca fosse di qualche valore. 
L’indagato, condotto negli uffici giudiziari, dopo un serrato interrogatorio di garanzia, confessava le sue responsabilità e veniva, immediatamente dopo, sottoposto a fermo con conseguente restrizione presso la casa circondariale di Asti.