Papa Francesco, Ted Talk e la Rivoluzione della Tenerezza

Il modello comunicativo TED, l’organizzazione no profit americana nata nella Silicon Valley per andare alla “ricerca di idee che meritano di essere diffuse” e condividerle, ha contagiato anche Papa Francesco. Il Pontefice è intervenuto, senza preavviso,  con il suo TED Talk – della durata di 18 minuti – inviato a “Ted 2017”, in corso a Vancouver, in Canada, sul tema: “The future you”.

Papa Francesco ha lanciato la sua accorata richiesta ai leader mondiali di comportarsi con umiltà e si è augurato che l’innovazione tecnologica non aumenti il divario fra le persone:  “Come sarebbe bello, se alla crescita delle innovazioni scientifiche e tecnologiche corrispondesse anche una sempre maggiore equità e inclusione sociale!”, ha detto. “Il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei politici, dei grandi leader, delle grandi aziende…Sì, la loro responsabilità è enorme. Ma il futuro è soprattutto nelle mani delle persone che riconoscono l’altro come un ‘tu’, e se stessi come parte di un ‘noi’ ”.

Nel Talk papa Francesco riporta l’esempio del buon samaritano e di madre Teresa di Calcutta, e richiama al costante esercizio personale della tenerezza come un vero atto rivoluzionario:

“La tenerezza è usare gli occhi per vedere l’altro, usare le orecchie per sentire l’altro, per ascoltare il grido dei piccoli, dei poveri, di chi teme il futuro; ascoltare anche il grido silenzioso della nostra casa comune, della terra contaminata e malata. La tenerezza significa usare le mani e il cuore per accarezzare l’altro. Per prendersi cura di lui. La tenerezza è il linguaggio dei più piccoli, di chi ha bisogno dell’altro: un bambino si affeziona e conosce il papà e la mamma per le carezze, per lo sguardo, per la voce, per la tenerezza…Sì, la tenerezza è la strada che hanno percorso gli uomini e le donne più coraggiosi e forti. Non è debolezza la tenerezza, è fortezza. È la strada della solidarietà, la strada dell’umiltà. Permettetemi di dirlo chiaramente: quanto più sei potente, quanto più le tue azioni hanno un impatto sulla gente, tanto più sei chiamato a essere umile. Perché altrimenti il potere ti rovina e tu rovinerai gli altri. In Argentina si diceva che il potere è come il gin preso a digiuno: ti fa girare la testa, ti fa ubriacare, ti fa perdere l’equilibrio e ti porta a fare del male a te stesso e agli altri, se non lo metti insieme all’umiltà e alla tenerezza. Con l’umiltà e l’amore concreto, invece, il potere – il più alto, il più forte – diventa servizio e diffonde il bene.”

Qui, di seguito, il testo integrale del TED Talk:  

“Buona sera – oppure buon giorno, non so che ora è lì da voi!

A qualsiasi ora, sono però contento di partecipare al vostro incontro. Mi è piaciuto molto il titolo – “The future you” – perché, mentre guarda al domani, invita già da oggi al dialogo: guardando al futuro, invita a rivolgersi a un “tu”. “The future you”, il futuro è fatto di te, è fatto cioè di incontri, perché la vita scorre attraverso le relazioni. Parecchi anni di vita mi hanno fatto maturare sempre più la convinzione che l’esistenza di ciascuno di noi è legata a quella degli altri: la vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro.

Incontrando o ascoltando ammalati che soffrono, migranti che affrontano tremende difficoltà in cerca di un futuro migliore, carcerati che portano l’inferno nel proprio cuore, persone, specialmente giovani, che non hanno lavoro, mi accompagna spesso una domanda: “Perché loro e non io?” Anch’io sono nato in una famiglia di migranti: mio papà, i miei nonni, come tanti altri italiani, sono partiti per l’Argentina e hanno conosciuto la sorte di chi resta senza nulla. Anch’io avrei potuto essere tra gli “scartati” di oggi. Perciò nel mio cuore rimane sempre quella domanda: “Perché loro e non io?”

Mi piacerebbe innanzitutto che questo incontro ci aiuti a ricordare che abbiamo tutti bisogno gli uni degli altri, che nessuno di noi è un’isola, un io autonomo e indipendente dagli altri, che possiamo costruire il futuro solo insieme, senza escludere nessuno. Spesso non ci pensiamo, ma in realtà tutto è collegato e abbiamo bisogno di risanare i nostri collegamenti: anche quel giudizio duro che porto nel cuore contro mio fratello o mia sorella, quella ferita non curata, quel male non perdonato, quel rancore che mi farà solo male, è un pezzetto di guerra che porto dentro, è un focolaio nel cuore, da spegnere perché non divampi in un incendio e non lasci cenere.

Molti oggi, per diversi motivi, sembrano non credere che sia possibile un futuro felice. Questi timori vanno presi sul serio. Ma non sono invincibili. Si possono superare, se non ci chiudiamo in noi stessi. Perché la felicità si sperimenta solo come dono di armonia di ogni particolare col tutto. Anche le scienze – lo sapete meglio di me – ci indicano oggi una comprensione della realtà, dove ogni cosa esiste in collegamento, in interazione continua con le altre.

E qui arrivo al mio secondo messaggio. Come sarebbe bello se alla crescita delle innovazioni scientifiche e tecnologiche corrispondesse anche una sempre maggiore equità e inclusione sociale! Come sarebbe bello se, mentre scopriamo nuovi pianeti lontani, riscoprissimo i bisogni del fratello e della sorella che mi orbitano attorno! Come sarebbe bello che la fraternità, questa parola così bella e a volte scomoda, non si riducesse solo a assistenza sociale, ma diventasse atteggiamento di fondo nelle scelte a livello politico, economico, scientifico, nei rapporti tra le persone, tra i popoli e i Paesi. Solo l’educazione alla fraternità, a una solidarietà concreta, può superare la “cultura dello scarto”, che non riguarda solo il cibo e i beni, ma prima di tutto le persone che vengono emarginate da sistemi tecno-economici dove al centro, senza accorgerci, spesso non c’è più l’uomo, ma i prodotti dell’uomo.

La solidarietà è una parola che tanti vogliono togliere dal dizionario. La solidarietà però non è un meccanismo automatico, non si può programmare o comandare: è una risposta libera che nasce dal cuore di ciascuno. Sì, una risposta libera! Se uno comprende che la sua vita, anche in mezzo a tante contraddizioni, è un dono, che l’amore è la sorgente e il senso della vita, come può trattenere il desiderio di fare del bene agli altri?

Per essere attivi nel bene ci vuole memoria, ci vuole coraggio e anche creatività. Mi hanno detto che a TED c’è riunita tanta gente molto creativa. Sì, l’amore chiede una risposta creativa, concreta, ingegnosa. Non bastano i buoni propositi e le formule di rito, che spesso servono solo a tranquillizzare le coscienze. Insieme, aiutiamoci a ricordare che gli altri non sono statistiche o numeri: l’altro ha un volto, il “tu” è sempre un volto concreto, un fratello di cui prendersi cura.

C’è una storia che Gesù ha raccontato per far comprendere la differenza tra chi non si scomoda e chi si prende cura dell’altro. Probabilmente ne avrete sentito parlare: è la parabola del Buon Samaritano. Quando hanno chiesto a Gesù chi è il mio prossimo – cioè: di chi devo prendermi cura? – Gesù ha raccontato questa storia, la storia di un uomo che i ladri avevano assalito, derubato, percosso e abbandonato lungo la strada. Due persone molto rispettabili del tempo, un sacerdote e un levita, lo videro, ma passarono oltre senza fermarsi. Poi arrivò un samaritano, che apparteneva a una etnia disprezzata, e questo samaritano, alla vista di quell’uomo ferito a terra, non passò oltre come gli altri, come se nulla fosse, ma ne ebbe compassione. Si commosse e questa compassione lo portò a compiere gesti molto concreti: versò olio e vino sulle ferite di quell’uomo, lo portò in un albergo e pagò di tasca sua per la sua assistenza.

La storia del Buon Samaritano è la storia dell’umanità di oggi. Sul cammino dei popoli ci sono ferite provocate dal fatto che al centro c’è il denaro, ci sono le cose, non le persone. E c’è l’abitudine spesso di chi si ritiene “per bene”, di non curarsi degli altri, lasciando tanti esseri umani, interi popoli, indietro, a terra per la strada. C’è però anche chi dà vita a un mondo nuovo, prendendosi cura degli altri, anche a proprie spese. Infatti – diceva Madre Teresa di Calcutta – non si può amare se non a proprie spese.

Abbiamo tanto da fare, e dobbiamo farlo insieme. Ma come fare, con il male che respiriamo? Grazie a Dio, nessun sistema può annullare l’apertura al bene, la compassione, la capacità di reagire al male che nascono dal cuore dell’uomo. Ora voi mi direte: “sì, sono belle parole, ma io non sono il Buon Samaritano e nemmeno Madre Teresa di Calcutta”. Invece ciascuno di noi è prezioso; ciascuno di noi è insostituibile agli occhi di Dio. Nella notte dei conflitti che stiamo attraversando, ognuno di noi può essere una candela accesa che ricorda che la luce prevale sulle tenebre, non il contrario.

Per noi cristiani il futuro ha un nome e questo nome è speranza. Avere speranza non significa essere ottimisti ingenui che ignorano il dramma del male dell’umanità. La speranza è la virtù di un cuore che non si chiude nel buio, non si ferma al passato, non vivacchia nel presente, ma sa vedere il domani. La speranza è la porta aperta sull’avvenire. La speranza è un seme di vita umile e nascosto, che però si trasforma col tempo in un grande albero; è come un lievito invisibile, che fa crescere tutta la pasta, che dà sapore a tutta la vita. E può fare tanto, perché basta una sola piccola luce che si alimenta di speranza, e il buio non sarà più completo. Basta un solo uomo perché ci sia speranza, e quell’uomo puoi essere tu. Poi c’è un altro “tu” e un altro “tu”, e allora diventiamo “noi”. E quando c’è il “noi”, comincia la speranza? No. Quella è incominciata con il “tu”. Quando c’è il noi, comincia una rivoluzione.

Il terzo e ultimo messaggio che vorrei condividere oggi riguarda proprio la rivoluzione: la rivoluzione della tenerezza. Che cos’è la tenerezza? È l’amore che si fa vicino e concreto. È un movimento che parte dal cuore e arriva agli occhi, alle orecchie, alle mani. La tenerezza è usare gli occhi per vedere l’altro, usare le orecchie per sentire l’altro, per ascoltare il grido dei piccoli, dei poveri, di chi teme il futuro; ascoltare anche il grido silenzioso della nostra casa comune, della terra contaminata e malata. La tenerezza significa usare le mani e il cuore per accarezzare l’altro. Per prendersi cura di lui.

La tenerezza è il linguaggio dei più piccoli, di chi ha bisogno dell’altro: un bambino si affeziona e conosce il papà e la mamma per le carezze, per lo sguardo, per la voce, per la tenerezza. A me piace sentire quando il papà o la mamma parlano al loro piccolo bambino, quando anche loro si fanno bambini, parlando come parla lui, il bambino. Questa è la tenerezza: abbassarsi al livello dell’altro. Anche Dio si è abbassato in Gesù per stare al nostro livello. Questa è la strada percorsa dal Buon Samaritano. Questa è la strada percorsa da Gesù, che si è abbassato, che ha attraversato tutta la vita dell’uomo con il linguaggio concreto dell’amore.

Sì, la tenerezza è la strada che hanno percorso gli uomini e le donne più coraggiosi e forti. Non è debolezza la tenerezza, è fortezza. È la strada della solidarietà, la strada dell’umiltà. Permettetemi di dirlo chiaramente: quanto più sei potente, quanto più le tue azioni hanno un impatto sulla gente, tanto più sei chiamato a essere umile. Perché altrimenti il potere ti rovina e tu rovinerai gli altri. In Argentina si diceva che il potere è come il gin preso a digiuno: ti fa girare la testa, ti fa ubriacare, ti fa perdere l’equilibrio e ti porta a fare del male a te stesso e agli altri, se non lo metti insieme all’umiltà e alla tenerezza. Con l’umiltà e l’amore concreto, invece, il potere – il più alto, il più forte – diventa servizio e diffonde il bene.

Il futuro dell’umanità non è solo nelle mani dei politici, dei grandi leader, delle grandi aziende. Sì, la loro responsabilità è enorme. Ma il futuro è soprattutto nelle mani delle persone che riconoscono l’altro come un “tu” e se stessi come parte di un “noi”.

Abbiamo bisogno gli uni degli altri. E perciò, per favore, ricordatevi anche di me con tenerezza, perché svolga il compito che mi è stato affidato per il bene degli altri, di tutti, di tutti voi, di tutti noi.

Grazie.”

Ecco il video del TED Talk di Papa Francesco:

Un nuovo tipo di supporti per la Giornata Missionaria Salesiana 2017

Cercando di offrire il migliore servizio per trasmettere in tutti i continenti i filmati della Giornata Missionaria Salesiana 2017, i Dicasteri per le Missioni e per la Comunicazione Sociale, grazie alla collaborazione dell’associazione “Missioni Don Bosco” di Torino, hanno sviluppato una nuova modalità di diffusione.

Il tradizionale DVD che conteneva i video e i materiali aggiuntivi per la GMS è stato da quest’anno sostituito da una chiavetta USB: un’opzione che mentre mantiene la qualità dei filmati in alta definizione, facilita spedizioni, trasporto, riproduzione su schermi e computer e anche il trasferimento e/o la copia dei contenuti.

La distribuzione delle chiavette USB è iniziata in questi giorni, in occasione dell’incontro dei Delegati di Animazione Missionaria delle due regioni Interamerica e America Cono Sud, in corso in Brasile, a Retiro das Rosas, non lontano da Belo Horizonte.

Attraverso i video presenti sulle chiavette USB è possibile conoscere l’impegno che i Salesiani realizzano tra gli indigeni Yanomami, attraverso due importanti missioni dell’Ispettoria di Manaus; o tra i Mixes dello Stato Oaxaca, in Messico, e i Chinantecos, un altro gruppo indigeno che vive nel medesimo Stato; o ancora tra i Mapuche, una popolazione indigena residente nelle aree più meridionali della Patagonia argentina.

La compatibilità delle chiavette USB è stata assicurata per tutti i sistemi operativi da Windows a Mac OS. La velocità del dispositivo non dipende solamente dall’interfaccia ma anche dal tipo di memoria flash utilizzata.

I video sono anche disponibili sul canale YouTube di ANSChannel, in 5 lingue.

 

Il Congresso Internazionale “Pastorale Giovanile e Famiglia”

Il Congresso Internazionale “Pastorale Giovanile e Famiglia” si terrà a Madrid, in Spagna, dal 27 novembre al 1 dicembre 2017 e coinvolgerà delegazioni provenienti da tutte le Ispettorie della Congregazione Salesiana.

Come è nata l’iniziativa di questo Congresso Internazionale?
In quale contesto si colloca e quali obiettivi si pone?
Il Consigliere Generale per la Pastorale Giovanile Salesiana, don Fabio Attard, risponde a queste domande attraverso un breve video disponibile su ANSChannel.

Il Congresso si pone come tappa centrale di un più ampio processo di riflessione e discernimento, cui la Congregazione si sta sottoponendo in sintonia con tutta la Chiesa.

Nel 2014, infatti, Papa Francesco ha convocato la III Assemblea Straordinaria del Sinodo dei Vescovi intorno al tema “Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione”, precedendo di un anno la celebrazione della sua XIV Assemblea Ordinaria, sul tema “La vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo”.

Per la prossima Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi (ottobre 2018), il Santo Padre ha infine scelto il tema “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.

Da un punto di vista cronologico e contenutistico, il Congresso Internazionale si pone dunque a metà strada tra quest’ultime Assemblee del Sinodo dei Vescovi, favorendo la riflessione non solo sulla cura delle famiglie da parte della pastorale salesiana, ma soprattutto sul coinvolgimento delle famiglie nella pastorale giovanile salesiana.

Papa Benedetto XVI, rivolgendosi ai Salesiani partecipanti al Capitolo Generale XXVI il 31 marzo 2008, aveva spiegato che “curare le famiglie non è sottrarre forze al lavoro per i giovani, anzi è renderlo più duraturo e più efficace”.

Il 24 maggio 2015, inoltre, Papa Francesco, celebrando a Torino il Bicentenario della nascita di Don Bosco, aveva definito “inderogabile” la “necessità di coinvolgere le famiglie dei giovani”.

Don Attard spiega quindi come si tratti oggi di rispondere ad una chiamata “affinché la gioia dell’amore – Amoris Laetitia – diventi un’opportunità per dare alle famiglie il protagonismo che possono offrire alla missione per il bene dei giovani”.

Il sito internet ufficiale del Congresso Internazionale è disponibile in Italiano, Inglese, Spagnolo, Francese e Portoghese all’indirizzo: www.symfamily17.org

 

Omaggio a don Jorge Mauchi, l’autore del “volto” di don Bosco.

Uno dei disegni del volto di don Bosco tra i più noti al mondo è opera del salesiano don Jorge Mauchi, ed oggi l’Ispettoria PER, vuole rendere omaggio alla sua straordinaria e interessante carriera artistica con uno mostra delle sue opere d’arte.

Don Mauchi, attualmente 92enne e attivo come artista da 62 anni, è inoltre una delle personalità che ha contribuito alla produzione artistica della Basilica di Maria Ausiliatrice di Lima.

La mostra inaugurata il 7 aprile ha un importante valore perché presenta la produzione di un Salesiano che ha condensato la maggior parte del suo apostolato come artista, e ha lavorato alla ricerca di quella “via della bellezza” che è in grado di condurre alla fede.

Terzo concerto della Rassegna Organistica

Nell’ambito della Rassegna organistica salesiana Note per Don Bosco 2017, sabato 29 aprile 2017 alle ore 21:00, presso la chiesa parrocchiale Santi Pietro e Paolo Apostoli (Largo Saluzzo – quartiere San Salvario) – TORINO avrà luogo il III concerto in calendario.

Il programma, suddiviso in due parti, sarà a cura dell’organista Carlo Montalenti (organista della Cattedrale di Vercelli) e della Corale del Santuario di Santa Rita di Torino, diretta da Omar Caputi (organista del Santuario di S. Rita) e accompagnata da Stefano Marino.

L’ingresso è libero. Vi aspettiamo numerosi per un’ora di musica che vi porterà alla scoperta del quartiere San Salvario e del particolare e scenografico organo dei Santi Pietro e Paolo. La chiesa è facilmente raggiungibile con la linea 61 (Largo Marconi), con la Metropolitana automatica, linea 1 – fermata “Marconi” e con tutti le linee che arrivano alla stazione Torino Porta Nuova (33-9-4-52-64, con 5/10 minuti a piedi).

Programma
Organista: Carlo Montalenti

Marco Enrico Bossi
Cinq piéces, op. 104

Sergio Marcianò
Divertimento in do

Corale S. Rita – Omar Caputi, Direttore; Stefano Marino, organo

Massimo Nosetti
Exsultate Deo
Missa brevis
Te lucis ante terminum

Giovanni Croce
Cantate Domino

Wolfgang Amadeus Mozart
Ave Verum

Antonio Salieri
Confirma hoc Deus

Gabriel Fauré
Maria Mater gratiae

Omar Caputi
Alleluia per la festa di Pentecoste

 

 

 

Papà e mamma di Gesù – visti da vicino

Cosa sappiamo dei “genitori” di Gesù? Chi sono? Come e perché si sono sposati? Cosa vuol dire per Giuseppe e Maria far crescere un vero bambino, che è il Figlio di Dio? Come vive la famiglia di Gesù nella casa di Nazaret? Cosa è accaduto, dopo che Gesù li ha lasciati per dedicarsi alla sua missione.

Il percorso lineare e documentato di questo ultima libretto di Francesco Mosetto, salesiano, professore emerito dell’Università Pontificia Salesiana, Sezione di Torino, autore di numerosi studi sui Vangeli e sugli altri scritti del Nuovo Testamento, edito per l’editrice Elledici, vuole avvicinare i papà e le mamme di oggi a quel papà e a quella mamma, che hanno vissuto la loro stessa esperienza.

Rettor Maggiore e gli eroi appassionati nel loro impegno missionario: il Video su ANSChannel

E’ stato pubblicato in rete il nuovo  video della rubrica “Cari Confratelli” curata dal Rettor Maggiore, Don Ángel Fernández Artime, in collaborazione con l’équipe di Comunicazione Sociale dell’Ispettoria del Paraguay, ad Ypacaraí, a margine della Visita d’Insieme alla regione salesiana America Cono Sud e a pochi giorni di distanza dalla sua visita in Cile per la celebrazione del  primo centenario della morte del pioniere missionario salesiano, mons. Giuseppe Fagnano.

Mons. Fagnano, come la missionaria delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Sr Angela Vallese, e i loro compagni e compagne missionari, “erano tutti veramente santi, eroi, appassionati nel loro impegno missionario” testimonia Don Á.F. Artime, “degli autentici appassionati di Dio”.

L’eroismo, la santità e la testimonianza dei grandi missionari Salesiani e della Famiglia Salesiana e il loro impegno profuso nel lavoro con i giovani è un esempio importante – come suggerisce il Rettor Maggiore –  in questo tempo di Pasqua ad andare incontro ai giovani “nei quali troviamo davvero la nostra pienezza con una vera passione educativa e pastorale, portando loro il fuoco e il calore di chi ha potuto incontrare Dio.”

Il video integrale di “Cari Confratelli” di aprile 2017 è disponibile sul canale ANSChannel di YouTube in Spagnolo, in Italiano e sottotitolato in altre 17 lingue.

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Bollettino Salesiano di Aprile 2017: i salesiani come “dispensari di vita per tutti i giovani”

E’ disponibile online l’edizione del Bollettino Salesiano di Aprile 2017, il Mensile di informazione e cultura religiosa edito dalla Congregazione Salesiana di San Giovanni Bosco.

Nella sezione dedicata al Rettor Maggiore si trova il suo personale augurio alle celebrazioni pasquali con l’accorato invito a non abituarsi a guardare con insensibilità e noncuranza le persone che non sanno davvero che cos’è una “vita buona” e sottolinea che:

“Il mio pensiero vola alle tante presenze salesiane del mondo, perché il mio sogno è che siano veri dispensari di vita per tutti i giovani, una vita sovrabbondante, autentica, valida, che dia loro dignità e che li aiuti a sperimentare il grande dono che è Dio nelle loro vite.”

 

 

Sarà beato il salesiano slovacco Titus Zeman

Il Venerabile Servo di Dio Titus Zeman, Salesiano sacerdote slovacco, ucciso in odio alla fede a 54 anni d’età (Vajnory, 4 gennaio 1915 – Bratislava, 8 gennaio 1969), sarà beatificato il 30 settembre 2017 nella Capitale della Slovacchia, Bratislava. A comunicarlo a don Pierluigi Cameroni, Postulatore Generale delle Cause dei Santi della Famiglia Salesiana è stato, lo scorso 21 marzo, mons. Angelo Becciu, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato del Vaticano.

Nato il 4 gennaio 1915 da una famiglia cristiana a Vajnory, villaggio all’interno del territorio comunale della capitale Bratislava, Titus Zeman fu ordinato sacerdote a 25 anni nel 1940 a Torino, realizzando un desiderio nutrito sin da bambino. A Vajnory celebrò la prima messa. Fu studente di teologia presso l’Università Gregoriana di Roma e poi a Chieri, dove sfruttava il suo tempo libero per fare apostolato nell’oratorio. Successivamente ha fatto servizio come cappellano, e in seguito è stato insegnante di chimica e membro del consiglio della sua scuola.

Titus Zeman sarà il primo sacerdote ad essere beatificato nell’attuale Slovacchia come martire cattolico del periodo comunista (1948-1989), l’Arcivescovo Metropolita di Bratislava Stanislav Zvolenský ha commentato la beatificazione di Zeman come un dono per la Slovacchia, rendendo la storia del sacerdote, già modello di coraggio nella sofferenza e fedeltà alla Chiesa cattolica, ancora più straordinaria.

Rappresentante di Sua Santità per la celebrazione del rito sarà il cardinale salesiano Angelo Amato, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

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#DiSegretaGrandezza: la GMG alla Palazzina di Caccia di Stupinigi

Sarà la Palazzina di Caccia di Stupinigi ad ospitare la Giornata Mondiale della Gioventù Diocesana, organizzata dalla Pastorale Giovanile e dal Centro Diocesano Vocazioni, che si celebrerà sabato 8 aprile dalle 19.00 alle 23.30, alla vigilia della domenica delle Palme.
“Di Segreta Grandezza” è il titolo scelto che tocca il tema della vocazione attraverso il percorso che Santa Teresa d’Avila evoca nelle pagine del «Castello interiore»  lungo un percorso che evocherà le sette stanze (o mansioni) indicate da Santa Teresa, verso l’incontro con il Signore, come cantato dal Magnificat di Maria, cui Papa Francesco ha affidato la prossima GMG.

PROGRAMMA

h. 19.00 Arrivo e possibilità di cena al sacco

h. 19.00 – 21.45 divisione in gruppi, visita museo con catechesi sul “Castello interiore di Santa Teresa d’Avila”
Adorazione Eucaristica e Confessioni

h. 22.00 Veglia “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente” presieduta dall’Arcivescovo Mons. Cesare Nosiglia

ISCRIZIONI GRATUITE OBBLIGATORIE

Per raggiungere la Palazzina di Caccia con i mezzi pubblici dal centro di Torino è possibile utilizzare la linea 4 fino in Corso Unione Sovietica (dopo piazza Caio Mario), scendere alla fermata Biscaretti e proseguire con la linea 41.  Si consiglia di visitare il sito www.gtt.to.it ed utilizzare “calcolo percorso”.

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