Suffragio don Giambattista COLOMBO

Sabato scorso, quando l’ho visitato, aveva gli occhi un po’ spenti e stanchi.

Quegli occhi che non stavano mai fermi e dominavano la scena.

Quegli occhi che ti fulminavano, che ti radiografavano, che ti  parlavano, che ti sorridevano, che esprimevano simpatia e gioia di essere salesiano.

Quegli occhi che erano la luce ed il riflesso di quanto aveva nel cuore.

Una bocca grande, disegnata dal Creatore soprattutto per sorridere. Un sorriso che riempiva tutto il suo volto e che ti contagiava, ti avvicinava e ti faceva sentire amico.

Quella voce che diceva sempre cose buone, sensate, simpatiche, gioiose. Una voce che taceva se c’era mormorazione, che non si è mai piegata al commento ingiusto ed irrispettoso. Una voce che non aveva bisogno di microfoni per raggiungerti, per farti sentire l’amicizia e l’allegria.

Un cuore che ha saputo amare senza distinzione, che riversava su tutti la sua amicizia, la sua stima, il suo incoraggiamento, la sua gioia di vivere, la sua forza nel portare sulle sue spalle il peso dell’età e della salute malferma. Un cuore tutto salesiano, che lo ha fatto vivere come un altro don Bosco, gioioso e fedele al nostro carisma, alla nostra vita comunitaria e fraterna.

Adesso i suoi occhi scrutano con curiosità il Paradiso Salesiano (e anche più in là), una meraviglia che lo lascerà a bocca aperta. Il suo cuore, adesso per sempre, potrà esprimere tutto il suo amore per l’Ausiliatrice, Don Bosco e Domenico Savio, suo fedele … parrocchiano.

Abbiamo pregato per lui e lo faremo ancora.

Lui adesso è occupato a pregare per noi.

Don Giorgio

 

Suffragio don Corrado BETTIGA

Don Bettiga: forte come le sue montagne e dolce come il lago di Como ai piedi del suo paesello.
Quando lo incrociavi, era sempre pronto a rifilarti una delle sue battute: “Qual è la differenza tra un prete ed un monsignore? Nessuna, ma il monsignore non lo sa”. Me ne ha regalato 48 raccolte intitolate “Stupidario”.

Era il suo abituale e faceto approccio per farti sentire accolto, amico, complice della sua volontà di vivere un rapporto sereno e confidenziale. A Valdocco gli abbiamo voluto molto bene e lo abbiamo apprezzato ed ammirato. Era un salesiano forte, volitivo, fedele, generoso e sacrificato.

Nessuno ormai pensava al suo glorioso passato di insegnante di Diritto Canonico a Salerno e Castellamare: una “carriera” di quasi 16 anni. Ma chi ricorda quei suoi anni vissuti tra Castellamare e Salerno, parla con ammirazione  della sua simpatica e costante presenza nell’oratorio di Castellamare dove il  canonista lasciava il posto al salesiano scherzoso, amichevole e buon pastore.

A Valdocco è stato un Vicario d’oro:  lo abbiamo visto fedele alla preghiera e, soprattutto, dedicato agli ammalati come nessun fratello saprebbe fare: medici, ambulatori, visite all’ospedale anche più volte al giorno, in tram, in macchina (alla ricerca di un autista).  Sempre disponibile, sembrava che no sentisse la fatica, eppure anche lui era ammalato, ma non lo faceva pesare. E poi la biblioteca, quella piazza d’armi sotterranea piena di libri che lui sapeva rintracciare, che lui ordinava, che lui selezionava, dedicando circa due ore quasi ogni pomeriggio. Silenzioso, umile ed efficiente.

La malattia lo avrebbe stroncato già da tempo, ma lui, con quel suo carattere forte ereditato dalle sue montagne, si rialzava, ritornava alla comunità, lavorava. Ancora domenica scorsa sono andato a trovarlo. Il letto vuoto e lui in cappella a recitare il breviario: “è da una settimana che non lo dico ..”. Tranquillo don Corrado. Il Signore ti avrà accolto a braccia aperte e tu avrai riservato per lui una delle battute più belle:

          Ciao Gesù, come sta tuo Padre? 

          Eh, oggi è al settimo cielo

Preghiamo con e per lui.

Don Giorgio

 

 

Suffragio don Enrico BOSISIO

Ieri sera, guardando in su, nella speranza –tempo permettendo- di vedere cadere le stelle, dovevate fare attenzione: c’era una stella che stava andando contro corrente e che si è aggiunta nel pezzetto salesiano del cielo. È quella di Don Enrico Bosisio.

Il nostro Don Enrico, ora, si godrà il clima invidiabile del paradiso Salesiano, incontrerà Don Bosco e l’Ausiliatrice, ma anche tanti confratelli ed amici, soprattutto Ex allievi che lo hanno conosciuto ed apprezzato.

Ha spaziato ampiamente per varie case della Ex Novarese, in molti casi fermandosi poco tempo, sarà per non attaccarvi il cuore. Ma in alcune altre, Vercelli, soprattutto Borgomanero e poi il Colle Don Bosco lo hanno visto per lungo tempo, in tempi diversi, e lo ricordano con tanto affetto e stima, con quei tratti del suo carattere che ha sfoderato ancora a sprazzi negli anni di degenza alla Casa Andrea Beltrami.

Adesso si può godere una permanenza gioiosa ed indefinita nell’angolino salesiano del cielo. Da lì ci volga il suo sguardo e preghi per noi.

E noi lo affidiamo alle mani misericordiose del Padre.

 

 

 

Suffragio don Giuseppe CHIESA

Da giovane: Don Chiesa, da anziano: don Peppino.

È così la vita dei grandi uomini: maturano anno dopo anno e la bontà diventa dolcezza: l’amabilità, vera amorevolezza e, quella serenità radiosa del volto diventa un sorriso che non sparisce più.

E così, un enorme bagaglio di esperienza salesiana, di  ricchezza spirituale, di gioia di vivere nella Chiesa e nella Congregazione passa di generazione in generazione.

Questo è stato per noi Don Chiesa.  Nell’unico anno in cui è stato a Chieri,  noi eravamo in prima media e lui era il nostro Catechista: buono come il pane, una presenza che rasserenava e dava fiducia ed in noi, piccolini, consolava la tristezza della lontananza da casa e ci faceva sentire in famiglia.

Un anno solo e non ha mai dimenticato i nostri nomi, ci ha sempre seguiti con affetto in questi 60 anni.

Grazie don Peppino, spero proprio di capitare vicino a te nel paradiso Salesiano.

dg

 

 

Suffragio don Pietro SEMPRINI

Ave Maria: l’ultima e la prima

Il cuore dell’Ausiliatrice non poteva resistere a tanto amore.

Da quelli che lo andavano a trovare al Cottolengo Don Semprini si congedava dicendo: Diciamo un’Ave Maria.

Maria Ausiliatrice non poteva non scegliere una data migliore di quella della sua Festa per prenderselo con sé.

Ed appena arrivato all’imbrunire di quel giorno (ma in paradiso ci sarà  un imbrunire?) avrà salutato la Madonna con una gioia che noi non possiamo provare ancora: Ave Maria!

È così ha riassunto nel migliore dei modi una vita spesa per il Signore. Ha fatto l’Economo, il Direttore ma, soprattutto l’amico saggio e fedele, il confidente ed il sostegno sicuro nei momenti in cui la vita comunitaria si rivela un po’ complicata. Accogliente e generoso, di quel buon umore che non  è fracasso ma amicizia e serenità.

Un tesoro per la Comunità e per ogni Confratello.

E d’ora innanzi chieda alla Madonna di darci uno sguardo un po’ più sovente.

Don Giorgio

 

 

 

Suffragio don Enrico MARINONI

Amici …
Erano giorni di novembre del 1968 e noi tirocinanti del Piemonte salesiano (allora tre Ispettorie) si ritrovammo con gioia come vecchi amici a Bollengo per assistere ad un corso di formazione.
Ma più attraenti delle conferenze erano le nostre chiacchierate ed … il mucchio di cuscini ammassati in un angolo della camerata dove avevano preparato le nostre celle.

Fu così che alla sera, all’ora di andare a dormire, ci concedemmo un momento di fraternità con una solenne battaglia con i cuscini.
Don Marinoni, da un’altra parte della Casa, ci vide e venne a … trovarci. Ce ne accorgemmo e ci nascondemmo nelle nostre celle con le tendine chiuse.

E Don Marinoni entrò, si fermò in mezzo alla camerata e, con voce che voleva rimproverarci ma con paternità, ci disse:
– Amici …
Nessuno rispose e rimanemmo in un silenzio assoluto. E lui ripeté:
– Amici …
E ci regalò un predicozzo di cui non ricordo il seguito ma il cui tono mi è rimato impresso che era la suo fotografia: un uomo equilibrato, buono, saggio, prudente, che dava consigli sommessamente, guardandoti con mitezza e affetto.

Quanti lo ricorderanno come una presenza amica e preziosa! Quanti avrebbero ancora oggi bisogno del suo consiglio, della sua correzione fraterna, del suo incoraggiamento e della sua parola di speranza.

Scusaci Don Enrico se quella sera, orma senza veste ed in pigiama abbiamo fatto i ragazzacci e non abbiamo chiesto scusa. Ma tu non ci hai mai serbato rancore. Eri così.
Ed il Signore ci metterà tutta l’eternità a ripagare la tua bontà.
DG

 

 

 

Suffragio don Teobaldo VETTORI

Carissimi,

l’ultimo cruciverba finiva così: 32 Orizzontale: il piano di sopra. Risposta esatta: Paradiso.

Al cruciverba si era allenato da tempo: lo manteneva sempre all’erta per non perdersi nemmeno una goccia di vitalità ed arguzia che lo contraddistinguevano, in una vecchiaia serena ed ancora piena di interessi e di ricordi.
Quanti ricordi gli ha dato la sua lunga vita salesiana e sacerdotale. Dagli inizi quando chierico ed ancora in periodo di guerra era allievo di Pedagogia e Psicologia sperimentale al Rebaudengo, alla licenza in Filosofia e Pedagogia e perfino al titolo in educazione artistica. Ed era proprio un artista, con mani abilissime: serrature difettose, sedie traballanti, cigolii vari lo attendevano con impazienza per trovare una nuova vita utile. Non parliamo poi di Les Combes dove era il faro, il guardiano, il tuttofare a cui anche il seguito del Santo Padre doveva adattarsi ed obbedire.
Adesso ci proverà in Paradiso. Le bianche nuvole ruoteranno sul Giardino Salesiano silenziose e perfettamente oliate, il suo sorriso e la sua disponibilità lo renderanno indispensabile anche in un luogo che si suppone perfetto.
E noi chiediamo che uno sguardo lo dia anche a noi, quaggiù, per aiutarci a vivere insieme senza cigolii.
Preghiera per lui e con lui.

Don Giorgio

P.S. Per notizie più attendibili, attendete la presentazione del suo Direttore, per favore.

 

 

 

Suffragio sig. Umberto RIZZETTO

Carissimi,

ci ha colti di sorpresa il caro Umberto.

Aveva trovato un giardino ed un orto che lo rilassavano dopo le disavventure di salute che lo avevano strappato da Embu e portato tra di noi.

E lui, quando è venuto qui, non si è portato molto: sperava di tornare presto nella missione. Ma nella valigia semivuota però c’era tutto il tesoro di semplicità, fraternità, laboriosità e amore alla preghiera con cui ha arricchito i più di trent’anni di missione in Kenya.

Piccoletto com’era, ha lasciato un vuoto enorme. E per lui sicuramente ieri hanno dovuto ristrutturare ed ampliare il paradiso salesiano.

La nostra preghiera è riconoscenza ed affetto.

Lui ci proteggerà.

Don Giorgio

 

 

Suffragio sig. Michele RINERO

Bisogna crederci davvero, ed allora si può assaporare tutta la gioia di un bimbo che riceve il regalo da Gesù Bambino.

È  quasi sempre una sorpresa , ma è sempre un dono di amore.

Ed oggi ci rendiamo conto che, tra il Natale 1933 e l’Epifania 1934, il 2 gennaio, Gesù Bambino ha fatto un dono stupendo: Michele.

È stato un regalo dolce, tenero, capace di suscitare ammirazione ed amicizia, una luce discreta, umile ma inestinguibile nella comunità.

Lo è stato in famiglia nei 18 anni trascorsi prima del noviziato, certamente passati ad aiutare la famiglia nei campi.

Come salesiano coadiutore, ha accolto come più che normale l’obbedienza a lavorare i campi per il Signore, non solo simbolicamente, ma con la dura fatica che la terra esige. Al Colle ed a Cumiana.

Cosa hanno visto in lui i Superiori, quando nel 1970 se lo sono portati alla Pisana?

Non so cosa, ma certamente hanno visto giusto e si sono portati con sé quel dono prezioso di Gesù Bambino.

“Furti” che i “Superiori” compiono ancora oggi …

A Roma, è come se gli avessero detto: fa tutto quello che puoi, aiutaci. E si è dato da fare, instancabile.

La sacrestia e la portineria, soprattutto, sono stati il suo pulpito.

Da lì ha impartito lezioni insuperabili di semplicità, di bontà, di servizio, di fedeltà e di vita spirituale.

Il suo sorriso era appena accennato: indicava allo stesso tempo simpatia ed accoglienza, gioia di vivere in Comunità;  e faceva capire il desiderio di non sfociare nella risata che avrebbe guastato la sua intima unione con Dio.

E la Comunità della Pisana, si è goduto questo dono di Gesù Bambino per 45 anni.

Poi l’ha riportato a noi.

Così devoto, non trovava più le pagine giuste del breviario, la Pisana; che avrebbe dovuto conoscere a memoria, aveva troppi corridoi sconosciuti.

A Casa Beltrami ha ripreso la sua missione di angelo della casa.

E Gesù Bambino ha voluto riprenderselo proprio nel giorno di Natale.

Sono sicuro che, se nel nostro paradiso ci fossero delle gerarchie di meriti, il Sig. Michele sarebbe in prima fila

Don Giorgio

 

Suffragio don Giancarlo ISOARDI

–          Toc toc

–          Ma chi è ci disturba proprio alla vigilia del Natale? Non sa che in Paradiso siamo occupatissimi per preparare il compleanno del Capo?

–          Ma, San Pietro, sono io, Don Giancarlo!

–          E che cosa ci fai qui?

–          Mi hanno detto che dovevo venire qui in fretta!

–          Ohibò, non credevo che arrivassi così presto!

–          Figurati io!

 

Sabato scorso mi aveva detto: domani mi ricoverano all’ospedale per l’operazione.

Sembrava sereno, tranquillo, così come altre volte mi diceva: vado a predicare un corso di esercizi.

E invece aveva i suoi timori.

Siamo rimasti sorpresi e sgomenti degli avvenimenti di questa settimana così convulsa e dolorosa. E ieri pomeriggio ci ha lasciati.

14 anni fa è ritornato nella nostra Ispettoria, che aveva lasciato sacerdote novello: 38 anni in Brasile, impegnato nella pastorale, Parroco di una Cattedrale, Vicario Ispettoriale, Direttore.

Quando è tornato, ha dovuto e saputo rielaborare nella serenità e nell’amore a Don Bosco le difficoltà di un breve periodo non proprio facile.

Ed ha saputo “riciclarsi” in modo ammirevole. Innumerevoli le conferenze, i ritiri,  i corsi di esercizi spirituali, dappertutto, con confratelli e suore: era proprio preparato a tutto …

Sereno, bonario e scherzoso. Una voce sonora, profonda e calma. I concetti chiari e stimolanti. Una eccezionale conoscenza di Don Bosco ed un arte di presentarlo che solo un salesiano innamorato del suo Padre può avere.

Mai banale, mai ripetitivo. Mai gonfio di sé, ma semplice e disponibile. Non lasciava mai soli i direttori (e le Direttrici) in difficoltà con la predicazione.

 

Prendendo l’espressione dal nostro e suo piemontese, non possiamo che dirgli: Basta Grazie?

 

Lo mettiamo nella mani del Signore e vicino vicino a Don Bosco.

Che questo Paradiso Salesiano, che certamente ha sognato, anche se non pensava di arrivarci  così in fretta, sia la sua nuova Patria, per sempre.

Don Giorgio